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Fantasmi nel buio atto 2°

Sono le 4:30 del mattino di sabato quando con Anita ci troviamo per recarci nuovamente nel Parco Nazionale dello Stelvio per quello che sarà probabilmente l’ultimo bramito della stagione. Dopo un’ora di viaggio siamo già all’imbocco del sentiero che speriamo ci porterà al cospetto dei cervi; nell’oscurità più totale, dovuta anche alla luna nuova, illuminando il cammino con una torcia raggiungiamo con fatica il posto prestabilito per l’appostamento.
Io sono fiducioso, mentre Anita, dopo aver ascoltato le parole ed i consigli di Kurt (la guida del parco di cui ho parlato nel post precedente), sembra esserlo meno… teme che il nostro odore possa far scappare i cervi.

Foto by Anita Stizzoli.

Quando comincia il bramito siamo già appostati con i nostri teli mimetici, pur non sapendo esattamente dove ci troviamo a causa del buio. Abbiamo scelto una radura che pensiamo sia abbastanza frequentata per via delle numerose tracce sul terreno e della presenza di escrementi. Dal fondovalle si sentono arrivare forti le voci dei grossi maschi e sappiamo che di lì a poco potrebbero risalire il bosco fino alla nostra posizione.
Prestando attenzione ad ogni minimo rumore, rimaniamo per circa mezz’ora in attesa. D’un tratto Anita si gira verso di me e mi dice di avere il cuore a 1000… un maschio si era appena affacciato a brevissima distanza da noi, giunto come un fantasma nel silenzio più totale! Su quel lato le fronde dell’albero sotto cui ci siamo nascosti mi coprivano la vista, ma il cervo deve averci girato attorno perché dopo un paio di minuti l’ho visto sulla mia destra scendere in mezzo alle ramaglie.
Anita riesce a fare un unico scatto con impostazioni proibitive (6400 ISO a f/2.8), mentre io mi limito a godermi gli istanti di quel nostro primo emozionante incontro ravvicinato. Il click della fotocamera, dovuto al sollevamento dello specchio, purtroppo lo mette in allarme e con alcuni balzi in un attimo si allontana.

Finalmente la notte lascia spazio al giorno. Siamo posizionati in un punto con visibilità abbastanza limitata, ma i sentieri tracciati dagli animali sono ben visibili; se uno di loro dovesse arrivare seguendo quei percorsi avremmo una splendida ambientazione per i nostri scatti. Ad un certo punto, proprio in quella direzione, sentiamo un cervo bramire; poi ancora e ancora… sempre più vicino! Se la fortuna ci assiste arriverà proprio davanti a noi, nel punto dove lo stiamo aspettando.

Le corna di un maschio spuntano tra i rami degli alberi

Le corna di un maschio spuntano tra i rami degli alberi.

Si sente il rumore di rami spezzati a terra, poi ecco spuntare le corna; riusciamo a contarne le punte, sono otto. Il cervo però non si vuole far vedere nella sua interezza e ci aggira seguendo una depressione del terreno fino a fermarsi dietro ad alcuni rami a pochi metri da noi. Dopo circa un minuto riprende il suo cammino e ci passa accanto e mettendo un forte e profondo bramito. Un’emozione indescrivibile!
Insieme a lui anche una femmina con cui ha trascorso parecchi minuti (quasi mezz’ora in realtà) all’interno della radura, incurante della nostra presenza. Nonostante non fossero inquadrabili non abbiamo abbandonato la nostra postazione, anche per paura di recare disturbo agli animali.

L’ora del bramito si era conclusa ed i richiami dei cervi hanno lasciato spazio ai rumori provenienti dal paese vicino ed al rombo di auto e moto che transitano sulla strada per il passo dello Stelvio. Anita ed io abbiamo quindi deciso di fare una pausa e fare un piccolo giro esplorativo della zona, con l’intenzione però di tornare alla radura e tentare un nuovo appostamento nel pomeriggio.
Nella nostra camminata abbiamo potuto apprezzare la bellezza di quei boschi ricchi di fauna selvatica… molto diversi da quelli che frequento di solito che, al contrario sono spesso intaccati, a volte profondamente, dalla mano dell’uomo.


ScoiattoloRampichino
PettirossoTrafoi

Dopo mezzogiorno rientriamo alla “nostra” radura cercando, con il favore della luce del giorno, una posizione che ci permetta di avere una vista il più ampia possibile sull’area prescelta. Il tempo di mangiare un panino e ci rimettiamo sotto i teli, a ridosso (quasi inglobati, per la verità) delle radici di un albero caduto. L’attesa ricomincia… la speranza è che i cervi ritornino a visitare la radura nel pomeriggio prima di recarsi nei prati sottostanti per il pasto notturno.
Un’attesa questa volta lunga ed a tratti snervante; dopotutto sono già parecchie ore che siamo lì e non abbiamo ancora ottenuto i risultati sperati. Teniamo costantemente d’occhio i margini della radura, sperando di scorgere qualche animale. D’un tratto vedo tra i rami di un albero una figura che si muove furtiva… capisco subito di cosa si tratta: una volpe! Guarda nella nostra direzione (siamo visibili perché non completamente coperti dai teli) per oltre mezzo minuto, poi torna nel fitto del bosco. E si ritorna ad aspettare…

Volpe tra i rami

Passano le 16, le 17, le 18… la luce comincia a calare, i tempi di scatto si allungano e le speranze di portare a casa un risultato calano in maniera impietosa; comincia anche a scendere una leggera pioggerellina. Ancora 1/4 d’ora e decidiamo, a malincuore, che è giunto il momento di rientrare, prima che faccia completamente buio.
Ci alziamo, riponiamo l’attrezzatura, e dirigendoci verso il sentiero sentiamo “abbaiare”. Sembrerebbe una femmina di capriolo, probabilmente allarmata dalla nostra presenza fino a quel momento passata inosservata. E poco dopo, più in alto, riecco il bramito di un cervo maschio. Ma la sera è calata, le figure nel bosco sono poco più che semplici ombre. E’ il momento di lasciare che la natura faccia il suo corso al riparo dai nostri sguardi indiscreti.
Dopo più di 10 ore di appostamento, doloranti ma comunque felici per l’emozionante giornata, torniamo a passo spedito verso l’auto. Si è fatto buio. Il bramito per quest’anno è finito. Abbiamo fatto esperienza… speriamo di poterla mettere in pratica il prossimo anno!

Fantasmi nel buio

Ore 4.00 del mattino di mercoledì, la sveglia suona e in meno di 20 minuti sono pronto: zaino fotografico, vestiario mimetico, impermeabile. Fuori pioviggina, ma l’appuntamento è troppo importante per rinunciare. Scendo e nel parcheggio c’è Anita con il suo Vito Marco Polo ad attendermi… si parte alla volta della Val Venosta.
Nonostante non ci sia traffico impieghiamo circa 1 ora e mezza ad arrivare a Trafoi, lungo la strada che porta al Passo dello Stelvio all’interno dell’omonimo parco nazionale.

Sono quasi le 6 del mattino… Anita spegne il furgone, apriamo i finestrini ed in silenzio rimaniamo qualche minuto ad ascoltare. Intorno a noi è tutto completamente buio ad eccezione delle luci del paesino e della chiesa che si trova poche decine di metri più avanti. Indossiamo gli scarponi, l’impermeabile, prepariamo l’attrezzatura e silenziosamente ci incamminiamo verso NaturaTrafoi, il centro visite in questa zona del parco.
Mentre percorriamo quel breve tratto di strada si cominciano a sentire le prime grida. Per me è in assoluto la prima volta e non vi è dubbio che se non sapessi di cosa si tratta sarei portato a pensare che sia il lamento di fantasmi che si aggirano nel buio della notte. Sono vicine, molto vicine, ben più di quanto mi aspettassi. La pioggia, che nel frattempo è arrivata anche qui, e la mancanza della luna per il cielo coperto contribuiscono a creare un’atmosfera ancora più spettrale.

Siamo alle porte del centro visite dove ci attende la guida Kurt che poco prima abbiamo visto arrivare con la sua auto. Nella penombra non riesco a distinguere i suoi tratti somatici per via del cappello verde che indossa per ripararsi dalla pioggia; l’unica cosa che riesco a percepire bene sono le mani segnate da anni di lavoro che reggono la prima di molte altre sigarette che fumerà durante il resto della mattinata. Mi presento sottovoce, Anita lo saluta (si sono già conosciuti la settimana prima) ed insieme prestiamo attenzione ai suoni che provengono dal prato… emozionante!
Ci spostiamo dall’altro lato dell’edificio. Kurt estrae un tubo di plastica a forma di cono e con nostra sorpresa inizia ad emettere gli stessi suoni che provengono dal prato. In men che non si dica si instaura un vero e proprio dialogo tra lui ed uno dei maschi dominanti che lentamente si avvicina a noi. Riusciamo quasi a scorgerlo nel buio, ma in breve si allontana e scende al fiume per risalire il pendio lungo il versante opposto, probabilmente seguito dalle femmine.

Questa è la mia primissima esperienza con il bramito del cervo e, nonostante non sia ovviamente riuscito a scattare nessuna foto in quei pochi minuti, non posso descrivere l’emozione che si prova nel sentire quel richiamo profondo che rieccheggia nel bosco.

La luce del giorno comincia a rischiarare il paesaggio nonostante il cielo plumbeo. Le cime del gruppo dell’Ortles sono parzialmente innevate con le nubi che ne lambiscono le pareti. Intorno a noi è calato il silenzio: i pochi suoni che si sentono sono lo scorrere del torrente ed i primi rumori del paese che si risveglia. Non si riesce ancora bene a distinguere il versante opposto della stretta valle, ma i cervi devono essere lì!
Passa ancora del tempo e finalmente la luce rischiara la vista. Osserviamo con attenzione la mugheta di fronte a noi e vediamo spuntare tra gli alberi spunta una prima femmina di cervo. Poco dopo ne individuiamo altre due ed un giovane. Pascolano lì, di fronte a noi seppur a debita distanza, ma stranamente non si vede nessun maschio; forse controlla il suo harem nascosto dietro ad un larice.

20151007_02

Sono quasi le 8 quando un bel maschio robusto si vede comparire brevemente sopra ad un costone. Sparisce quindi tra gli alberi e riappare poi di fronte a noi fermandosi con lo sguardo rivolto nella nostra direzione. Bellissimo!
Si fa ammirare per pochi secondi per poi sparire di nuovo; Anita riesce a scattargli qualche bella foto, mentre io mi mangerò le mani poco dopo perché la mia Canon 7D a 800 ISO non mi consente di avere la qualità di cui avrei bisogno. Senza contare peraltro che a questa sensibilità ISO e con un diaframma aperto a f/4 i tempi sono appena di 1/40″.
Una femmina si affaccia su di una piccola radura poco più a destra… sarà seguita dal maschio? Guardiamo bene attraverso i nostri obiettivi e scorgiamo il palco (o il “trofeo”, come lo chiama Kurt) tra i rami di un albero… eccolo di nuovo. Finalmente riesco a fotografarlo anch’io anche se sembra si diverta a giocare a nascondino.

Cervi al pascolo

Il concerto riprende e nuovamente la voce dei grossi maschi dominanti riempie l’aria.
Rimaniamo a Trafoi fino alle 11; Kurt, la guida, è sempre lì a farci compagnia e dimostra il suo incrollabile entusiamo nonostante possa godere di questo spettacolo della natura da moltissimi anni. «Porzelana!», esclama ripetutamente, «Quello è l’8! Ma dove è il 12?» (riferendosi alle punte del palco). E nel frattempo risponde a tutte le nostre domande sulle abitudini dei cervi, sulle loro caratteristiche fisiche, sul modo di avvicinarli, raccontandoci anche alcuni aneddoti di esperienze da lui vissute nel periodo del bramito.

Tirando le somme, al termine della mattinata (quasi sempre accompagnata da una leggera pioggerellina) avevamo visto con buona probabilità tutti i maschi presenti nella zona: 4 o 5, di cui uno molto giovane ancora al di fuori della giostra degli amori ma anche il tanto sospirato “12 punte” che si è fatto vedere proprio quando stavamo per andare via.

Esperienza bellissima, ma la speranza ora è quella di riuscire a fotografarli più da vicino allo stato selvatico (a differenza di molti scatti che, ci conferma lo stesso Kurt, sono fatti nei recinti). Il tempo del bramito si è quasi concluso… nel fine settimana faremo un ultimo tentativo, altrimenti l’appuntamento sarà rimandato al prossimo anno, magari con un pochino di esperienza in più.

La magia della Val Senales

Finito il tempo dei giri in mountain bike, con l’arrivo dell’autunno ricominciano le uscite fotografiche. Per il momento due giornate davvero fortunate, una nei primi giorni di settembre (di cui parlerò separatamente) ed una lo scorso 20 settembre nella meravigliosa Val Senales.
Una breve ma a tratti impegnativa camminata lungo i sentieri nei dintorni del lago di Vernago ha portato me ed Anita ad incontrare diverse specie di animali, alcuni osservati molte altre volte, mentre altri decisamente più inusuali.

Il primo avvistamento è stato quello di alcune femmine di capriolo al pascolo, seguite da diversi scoiattoli bruni che sembrano essere molto comuni nella zona. L’intera mattinata è stata accompagnata dal cinguettio di cince ed altri uccelli del bosco oltre che dai voli e dal gracchiare delle nocciolaie praticamente onnipresenti ad ogni nostro passo.
Senza dubbio però la sorpresa più grande della giornata è stata l’incontro con il picchio tridattilo (Picoides tridactylus), volatile piuttosto confidente nei confronti dell’uomo ma poco comune ed estremamente localizzato. Forse ci saremmo potuti avvicinare maggiormente, ma qualche scatto carino ed un breve video siamo riusciti a farlo comunque.

E’ stato interessante osservare il picchio, anche se la nostra posizione non ha di certo reso semplice la ripresa fotografica a causa dello sfondo illuminato dal primo sole su cui si stagliava il tronco da lui prescelto per la colazione. Ma la mattinata era ancora lunga ed altri incontri ci attendevano…

Fin da piccolo sono sempre stato affascinato dalla fauna alpina, ma nonostante io abbia passato in montagna tutte le estati della mia infanzia gli incontri con essa sono sempre stati abbastanza sporadici e fortuiti. Negli anni recenti, caratterizzati dalla passione per la fotografia naturalistica, le cose non sono andate tanto diversamente: camosci, aquile, lepri, volpi sono animali che ho visto, ma sempre da distanze tali da non poterne apprezzare i dettagli.
L’incontro in cui speravo maggiormente fin dalla partenza era quello con i camosci, uno dei simboli dell’ambiente montano. Non ho dovuto attendere molto… il desiderio si è avverato quando Anita ne ha avvistato uno a breve distanza!

Camoscio

Questo bell’esemplare ci ha lasciato giusto il tempo per qualche scatto per poi dileguarsi sul ripido pendio.
Ora, pensandoci, probabilmente mi sarei dovuto godere di più quel momento così a lungo atteso, ma d’altronde se non avessi speso quel tempo per scattare me ne sarei comunque pentito. La speranza, naturalmente, è che a questo primo incontro ravvicinato ne seguano altri nel futuro.
Prossimo obiettivo: i cervi con i loro imponenti palchi :asd:

Al termine della mattinata, trascorsa per lo più a praticare “caccia fotografica” (benché il termine non sia quello che preferisco per questo tipo di attività), la voglia di scattare non era ancora finita. Così, abbandonate in auto le cose inutili, abbiamo preso un altro sentiero per raggiungere quota 2000m e dedicarci un po’ alla fotografia di paesaggio.
Il nostro soggetto preferito? Un larice solitario, ultimo baluardo del bosco a quella altitudine.

L'ultimo sopravvissuto

Lidi e valli di Comacchio

Sono rientrato domenica da una vacanza di 10 giorni con la famiglia nella Riviera Adriatica e più precisamente da Lido di Pomposa nel comune di Comacchio. Abbiamo scelto questa località in parte per la breve distanza da Merano (circa 4 ore di auto comprese le soste) e in parte per la vicinanza ad alcune aree particolarmente indicate per il birdwatching, consci che il mare non sarebbe stato granché come del resto lo è anche nel resto della riviera romagnola.
Il luogo per me più interessante erano le saline di Comacchio, che da circa 15 anni ospitano la seconda più grande colonia nidificante di fenicotteri rosa del nostro Paese oltre a moltissime altre specie di uccelli stanziali o di passaggio durante la migrazione.

I primi giorni della vacanza sono stati prevalentemente spiaggia e famiglia, mentre la mattina del 4° o 5° giorno (non ricordo bene) ho preso la mia mountain bike ed ho fatto un giro di circa 37 km che dal mare mi ha portato fino alle Valli di Comacchio a ridosso delle ex saline, ora riserva naturale cuore del Parco del Delta del Po.
Già durante questa escursione ciclistica, senza particolari fini se non quello di macinare un po’ di chilometri, ho avuto modo di osservare diverse specie compresi i bellissimi fenicotteri che però si trovavano ad una distanza ragguardevole.
Giunto al Bettolino di Foce, ristorante tipico nonché ufficio informazioni per quanto riguarda le escursioni nelle Valli di Comacchio (qui il sito ufficiale), ho preso alcuni depliant in previsione di un’uscita a scopo ornitologico ed infatti due giorni dopo ho partecipato ad una visita guidata in battello lungo i vecchi canali delle Valli.

Le foto che seguono sono solo alcune delle molte scattate. In diversi casi si tratta di ritagli della foto originale, ma le foto sono per il momento ancora senza postproduzione…

Comacchio

CormoranoGarzetta
Fenicotteri rosaAirone guardabuoi

Le uscite in battello vengono effettuate ogni giorno e portano a scoprire la natura del luogo e la storia della famosa pesca alle anguille, che oggi viene praticata in misura molto minore in quanto la specie è a forte rischio. Al giovedì invece si può partecipare ad una breve escursione in bicicletta, rigorosamente accompagnati da una guida ambientale, all’interno dell’area delle saline; qui si possono osservare da vicino le migliaia di uccelli che abitano le Valli e conoscere un po’ di storia anche sul prelievo del sale che avveniva nell’area fino al 1984.
Potevo lasciarmi sfuggire anche questa occasione?

comacchio06 VolpocheFenicottero rosa
Fenicottero rosaSterna comune
Piro piro boschereccioAvocette
comacchio13comacchio14

Non sono mancate le osservazioni anche nel campeggio in cui ci trovavamo. Davanti al nostro caravan si aggiravano di continuo alcuni codirossi spazzacamino e molti colombacci. Un po’ ovunque in giro per il campeggio, inoltre, saltellavano gazze e ghiandaie…

comacchio15comacchio16

Nel complesso, oltre che dal punto di vista familiare, è stata una vacanza abbastanza ricca di osservazioni ornitologiche. Questa la checklist più o meno completa (in grassetto le specie che osservo per la prima volta) più o meno in ordine di apparizione:

  • Gabbiano comune (Larus ridibundus)
  • Gabbiano reale mediterraneo (Larus michahellis)
  • Colombaccio (Columba palumbus)
  • Ghiandaia (Garrulus glandarius)
  • Gazza (Pica pica)
  • Codirosso spazzacamino (Phoenicurus ochruros)
  • Cinciallegra (Parus major)
  • Garzetta (Egretta garzetta)
  • Airone bianco maggiore (Egretta alba)
  • Airone guardabuoi (Bubulcus ibis)
  • Airone cinerino (Ardea cinerea)
  • Cavaliere d’Italia (Himantopus himantopus)
  • Fenicottero rosa (Phoenicopterus ruber)
  • Sterna comune (Sterna hirundo)
  • Gabbiano roseo (Chroicocephalus genei)
  • Beccapesci (Sterna sanvicensis)
  • Beccaccia di mare (Haematopus ostralegus)
  • Rondine (Hirundo rustica)
  • Volpoca (Tadorna tadorna)
  • Chiurlo maggiore (Numenius arquata)
  • Svasso maggiore (Podiceps cristatus)
  • Germano reale (Anas platyrhynchos)
  • Cormorano (Phalacrocorax carbo)
  • Marangone minore (Phalacrocorax pygmeus)
  • Avocetta (Recurvirostra avosetta)
  • Spatola bianca (Platalea leucorodia)
  • Piro piro piccolo (Actitis hypoleucos)
  • Piro piro boschereccio (Tringa glareola)
  • Gheppio (Falco tinnunculus)
  • Picchio rosso maggiore (Dendrocopos major)
  • Sgarza ciuffetto (Ardeola ralloides)
  • Nitticora (Nycticorax nycticorax)
  • Gallinella d’acqua (Gallinula chloropus)

Oltre a questi, sicuramente c’era qualche passeriforme che però non sono riuscito ad identificare. Si aggiungono quindi 8 nuove specie alla mia personale checklist oltre alle due recenti osservazioni di un cuculo (Cuculus canorus) e di un usignolo (Luscinia megarhynchos), sentiti spesso ma mai visti.

Aldino non tradisce le aspettative

Tra i posti migliori che conosco per fotografare, Aldino è senza dubbio sul podio. Questo sabato i prati in località Lerch, nei pressi del Geoparc Bletterbach all’interno del Parco Naturale Monte Corno, sono stati la meta della nostra uscita e non hanno assolutamente tradito le aspettative, confermando la posizione del luogo nella mia personale classifica.
Più di tante parole, in questo caso, basta far parlare questa immagine…

I prati di Aldino

La principale attrazione dei prati di Aldino sono sicuramente i fiori, indiscussi protagonisti del paesaggio di questo “parco di larici”. E naturalmente tra quelli più interessanti ci sono numerose specie di orchidee selvatiche, che erano poi il vero obiettivo dell’uscita fotografica. Quest’anno sono particolarmente preso da questo genere di piante e non potevo lasciarmi sfuggire l’occasione. Ero stato in questo magico posto già nel 2011, ma il giro fatto questa volta (con la preziosa guida di Anita, che con la sua memoria fotografica aveva già carpito tutti i “segreti” della zona da un esperto del Parco Naturale) mi ha permesso di fotografare nuove specie, come già accaduto a Rovereto un paio di settimane orsono.

Ho appena iniziato il lavoro di scrematura degli oltre 400 scatti realizzati. Per il momento vi propongo qui un piccolo collage delle immagini realizzate (ancora senza postproduzione).

Dactylorhiza incarnata Dactylorhiza incarnata (dettaglio) Gymnadenia conopsea albiflora
Gymnadenia conopsea Listera ovata Traunsteinera globosa
Coeloglossum viride Neotinea ustulata Dactylorhiza fuchsii
Platanthera bifolia Orchis mascula Pseudorchis albida

Abbiamo nell’ordine (dalla prima riga):

  • Dactylorhiza incarnata
  • Dactylorhiza incarnata (dettaglio del fiore)
  • Gymnadenia conopsea albiflora
  • Gymnadenia conopsea
  • Listera ovata
  • Traunsteinera globosa
  • Coeloglossum viride
  • Neotinea ustulata
  • Dactylorhiza fuchsii
  • Platanthera bifolia
  • Orchis mascula
  • Pseudorchis albida

Oltre a queste, appena pochi metri dal parcheggio abbiamo incontrato alcune piante di Neottia nidus-avis che però erano solo all’inizio della fioritura e quindi non particolarmente attraenti dal punto di vista fotografico. Sempre in zona sono presenti sia Ophrys insectifera (rencemente fotografata a Rovereto) che la bellissima scarpetta di Venere (Cypripedium calceolus), ma il tempo purtroppo è tiranno e 8 ore in lungo e in largo per tutta l’area sono state già parecchie.
Speravo infine, forse ingenuamente, di riuscire a portare a casa qualche scatto di Dactylorhiza sambucina var. chusae (bellissima, ma rinvenuta qui in un unico esemplare secondo la letteratura), scoprendo però purtroppo che la specie in questione era già sfiorita. Ho comunque ottenuto buoni risultati dall’uscita e non mi posso certo lamentare!

Prossimamente le fotografie di sabato si aggiungeranno a quelle di Rovereto, che da qualche giorno trovano spazio all’interno della gallery “Orchidee spontanee”.

Trionfo di orchidee

Se la scorsa settimana ho cercato in lungo e in largo delle orchidee trovando solo pochi esemplari, questo fine settimana è andata in maniera del tutto diversa. Grazie alla guida di Andrea, che ringrazio, oggi nel raggio di 1 km, in una località in collina sopra la città di Rovereto, ho osservato (e fotografato quasi tutte) ben 12 specie diverse di orchidee spontanee. In ordine di apparizione:

  • Limodorum abortivum
  • Anacamptis morio
  • Orchis militaris
  • Cephalantera damasonium
  • Listera ovata
  • Anacamptis piramidalis
  • Himantoglossum adriaticum
  • Ophrys apifera
  • Gymnadenia conopsea
  • Ophrys sphegodes (purtroppo quasi completamente sfiorita)
  • Ophrys insectifera
  • Ophrys holoserica

Bellissima giornata con una bella compagnia!
A breve le foto… :)

In giro per l’Alto Adige in cerca di orchidee

Giornata un po’ strana quella di sabato. Sono partito alle 5.30 con Castelfeder come meta e son finito a girare in lungo e in largo per l’Alto Adige alla ricerca di orchidee.

Ciò che mi ha spinto a tornare inizialmente nel biotopo sopra Ora, come tra l’altro avevo anticipato nel post precedente, era la presenza di alcuni esemplari di Limodorum abortivum, un’orchidea spontanea scovata per la prima volta due settimane fa e di cui ancora non avevo alcuno scatto. All’inizio della settimana Anita mi ha riferito che non erano ancora fiorite, ma speravo che per il weekend sarebbero sbocciate mostrandosi in tutto il loro splendore.
Giunto sul posto poco dopo le 6 del mattino sono stato subito accolto da un’upupa in alimentazione a pochi metri da me. Giusto il tempo per un paio di scatti al volo (poi si è involata) e mi sono quindi diretto nel luogo in cui si trovavano gli esemplari in questione… trovando purtroppo una brutta sorpresa: dei due esemplari presenti uno era sbocciato ed in parte già sfiorito, mentre il secondo è sparito! Con buona probabilità divorato da capre o bovini che, all’interno dell’area del biotopo, in primavera pascolano liberamente :sospiro:

Senza perdermi d’animo ho pensato di farmi un giro nell’area, esplorando anche la zona sud che ancora non conoscevo per vedere se trovavo qualche altro esemplare o comunque qualche altro soggetto interessante. Ma a quel punto sono iniziate le comiche… I bovini al pascolo non erano solo mucche, ma c’erano anche dei maschietti che sembravano avere gli ormoni un po’ in fermento; non mi sono soffermato a controllare se fossero manzi o giovani tori, ma alcuni di loro mi osservavano con interesse ed un paio si avvicinavano a me con la testa bassa. Alché, dopo un primo momento di relativa tranquillità (sono abbastanza abituato a stare in mezzo agli animali), ho pensato bene di scavalcare il recinto che delimita la palude per evitare di avere un incontro poco piacevole :uhm:
Ben presto mi son reso conto che non era possibile rimanere lì a fotografare. Quindi un po’ a malincuore ho caricato tutto in auto ed ho cambiato aria. Che fare a quel punto? Il periodo sarebbe quello giusto per Neotinea tridentata, segnalatami un paio di anni fa dall’amico Silvio nei pressi della chiesetta di San Valentino in Campo in Val d’Ega. Ebbene… nuova meta!
Ho viaggiato lungo la statale fino a Bolzano, dirigendomi quindi verso la stretta valle altoatesina e, risaliti vari tornanti, sono arrivato a San Valentino dove però non ho trovato nulla. Seconda meta a vuoto.

Avrei potuto rimanere lì in cerca di altri soggetti per macro, ma oramai volevo le orchidee! Quindi… terza meta: Postal.
All’inizio della scorsa settimana, salendo in mountain bike verso il Hecherhof in località Freiberg (Montefranco in italiano), lungo la strada (vista la mia ragguardevole velocità media di 3,7 km/h su una pendenza del 25-26%) ho potuto osservare 3 esemplari dell’orchidea che cercavo a Castelfeder (Limodorum abortivum).
Consapevole che gli esemplari in questione non erano esteticamente il massimo e che si trovavano per di più in posizione piuttosto scomoda, ho comunque deciso di farci un salto munito di fotocamera e finalmente sono riuscito a fotografare le “mie” orchidee…

Limodorum abortivum

La giornata è infine terminata nella frazione di Narano lungo la strada del Passo Palade, dove so esserci una zona piuttosto limitata con parecchi esemplari di Neottia nidus-avis. Le piante erano presenti e in parte già fiorite, ma deve probabilmente passare ancora qualche giorno prima che si schiudano completamente.
La prossima domenica ho in previsione un’uscita nei dintorni di Rovereto, insieme ad un mio compagno di classe delle elementari, che ha come obiettivo l’osservazione di diverse orchidee che ancora mancano nella mia checklist… speriamo bene :)

Le orchidee di Castelfeder

Finalmente anche qui in Alto Adige è arrivata la stagione delle orchidee. E’ un periodo che negli ultimi attendo sempre con impazienza, soprattutto se si considera che su Facebook già nelle prime settimane di gennaio cominciano a girare fotografie scattate nel pieno dell’inverno nelle regioni meridionali. Ma non solo: quest’anno dal Piemonte già a gennaio/febbraio arrivavano bellissime immagini di Barlia robertiana coperta dalla neve, orchidea dalla fioritura molto precoce ma che in Alto Adige è purtroppo assente.

Tra quelle che conosco, e che so dove trovare, le prime a fiorire in zona sono Cephalantera longifolia e Anacamptis morio; di quest’ultima specie una delle stazioni più conosciute è senza dubbio la collina di Castelfeder, situata a sud di Bolzano tra i comuni di Ora, Egna e Montagna.
Si tratta di un posto davvero magico, sede anche di alcune rovine situate proprio sulla cima della collina, tra cui le mura di un antico insediamento romano ed i resti della chiesetta di Santa Barbara risalente all’XI secolo. Il panorama che si gode da Castelfeder, con un’ampia vista su tutta la vallata dell’Adige, è notevole così come l’ambiente, con i suoi laghetti, le rupi e le grandi querce. Qualche settimana fa, dopo un appuntamento in un mobilificio della zona, ci sono stato con la mia famiglia ed anche mio figlio se ne è innamorato, al punto che spesso mi chiede se «andiamo nel posto bello» :zomp:

In uno di questi ultimi weekend, proprio Castelfeder è stato il luogo prescelto per un’uscita fotografica, iniziata di buon mattino con partenza alle 5.00 da Merano. La scelta di partire così presto è stata dettata soprattutto dalla possibilità di avere più tempo a disposizione; appena giunti al parcheggio la luce era molto poca, ma ben presto ha fatto chiaro e giunti sul luogo prescelto la luce era già sufficiente per iniziare a fotografare. Il soggetto? Ovviamente le orchidee…

Anacamptis morioAnacamptis morio
Anacamptis morioCastelfeder

Il cielo nuvoloso ci ha consentito di avere una luce diffusa e uniforme, evitando i forti contrasti che si hanno invece in una giornata fortemente soleggiata. Per la fotografia macro o comunque gli scatti ai fiori si può quasi definire la situazione ideale, ma questo d’altro canto ha un po’ limitato le possibilità degli scatti ambientati a causa del cielo prettamente grigio. Ciò nonostante ho ottenuto finalmente alcune delle immagini che avevo in mente per queste orchidee.

Interessante infine la presenza, oltre che di A. morio, anche di alcune piante non ancora fiorite di Limodorum abortivum (identificate grazie all’aiuto degli appassionati del G.I.R.O.S.). Con queste orchidee, che ancora non fanno parte della mia checklist delle specie fotografate, l’appuntamento è per la fine di questa settimana. Dopodiché, salvo imprevisti, sarà il turno di Rovereto ed in particolare dei suoi dintorni dove spero di fotografare altre specie che non fanno ancora parte della mia personale “collezione”.

Lungo l’antropizzato Passirio…

In questi ultimi fine settimana io ed Anita ci stiamo dedicando al Passirio, fiume a carattere torrentizio che scende dall’omonima valle e che nel suo ultimo tratto attraversa Merano prima di confluire nell’Adige. Il nostro interesse è rivolto in particolare all’avifauna che popola le sue rive: merlo acquaiolo, ballerine, martin pescatore, limicoli, ma anche capinere, scriccioli, luì ed altri piccoli abitanti del bosco ripariale.

Lo scorso anno, nel tratto compreso tra la zona ricreativa di Lazago ed il campo sportivo di Rifiano, abbiamo trovato diversi angoli interessanti e quest’anno stiamo cercando di sfruttarli al meglio. Le occasioni non mancano, ma l’attività antropica soprattutto nel fine settimana è un fattore di disturbo non indifferente.
Mai come ora mi sono reso conto di come il fiume sia il vero “lido” della città; camminando lungo le sue rive si possono trovare un po’ ovunque installazioni di ogni genere, da semplici sedie a sdraio e tendine piantate su alcune spiaggette ad insediamenti ben più elaborati (per lo più su isolotti al centro del fiume) con tanto di gazebo, giardini e campi da beach volley.

Una delle tante cascatelle artificiali le cui rocce sono utilizzate dai meranesi per guadare il fiume. Sull'altra sponda, sulla destra, si notano due ripari realizzati con rami e teloni

Una delle tante cascatelle artificiali le cui rocce sono utilizzate dai meranesi per guadare il fiume. Sull’altra sponda, sulla destra, si notano due ripari realizzati con rami e teloni

Oggi ad esempio l’attività del merlo acquaiolo è stata disturbata in modo significativo da due ragazzi che attraversavano avanti e indietro il fiume con carriole colme di terra con le quali, al centro del fiume vicino ad uno di questi accampamenti, stanno realizzando qualcosa che sembra un orto o un giardino. Prima di andarmene ho voluto scattare alcune foto documentative con il cellulare…

Un vero e proprio campo da beach volley al centro del fiume. Quest'area è certamente il frutto di anni di impegno, probabilmente tramandatosi tra più persone.

Un vero e proprio campo da beach volley al centro del fiume. Quest’area è certamente il frutto di anni di impegno, probabilmente tramandatosi tra più persone.

AbbellimentiAccampamento
AccampamentoTenere pulito

Tornando comunque a parlare di fotografia, per quanto mi riguarda qualche risultato l’ho già ottenuto, ma sicuramente l’esperienza è tutt’altro che esaurita; abitando in zona, nelle prossime settimane conto di riuscire a dedicarmici in modo piuttosto continuativo sfruttando le ore di luce dopo essere uscito dall’ufficio.
Io e Anita stiamo attendendo con impazienza il momento dell’imbeccata del merlo acquaiolo. Al momento gli animali sono in cova (almeno a giudicare dal viavai del maschio al nido), quindi tra qualche settimana potremmo avere delle belle soddisfazioni.
Finora, come vedrete in un prossimo post, abbiamo fotografato in particolare: piro piro piccolo, merlo acquaiolo, martin pescatore, ballerina bianca, ballerina gialla, luì piccolo, luì grosso, scricciolo. Ma non finisce qui!  :roll:

Sulle orme del tasso

Nelle due impronte più in alto si nota la presenza di cinque dita

Nelle due impronte più in alto si nota la presenza di cinque dita

C’è chi considera il tasso come un animale dannoso, altri addirittura come animale pericoloso. Io penso invece che sia un interessante rappresentante della fauna locale. Benché la letturatura lo definisca come un animale piuttosto aggressivo, specie se disturbato, le sue abitudini notturne e schive lo rendono senza dubbio un incontro fortunato per il fotografo.
Ora qualcuno penserà che io sia riuscito ad incontrarne uno… ma no, purtroppo non è così. Tuttavia nel corso dell’uscita fotografica organizzata lo scorso sabato mattina io ed Anita abbiamo trovato diverse tracce della sua presenza. L’ultima, quella più evidente, una grande tana con almeno cinque ingressi e moltissime impronte fresche davanti ad essa.

Nella cornice del Parco Naturale del Tessa, tra i boschi nei dintorni del paese di Naturno in Val Venosta, eravamo alla ricerca di pulsatille che in questo periodo dell’anno fioriscono sui pendii del Sonnenberg, in un ambiente che alterna tratti rocciosi al bosco di querce. In diverse occasioni, nel corso della mattinata, abbiamo osservato tane ed anfratti cercando di capire a chi potessero appartenere ed
una volta terminata la sessione fotografica floreale ci siamo dedicati all’osservazione dell’ambiente, particolarmente interessante e adatto all’appostamento sia per mammiferi (caprioli, lepri, ecc.) che per rapaci.
Tra gli altri segnali della presenza di qualche grosso mammifero, girando in cerca di fiori ho notato una zona di 3-4 metri quadri dove terra ed erba sono state scavate come alla ricerca di germogli. Tornato sul posto più tardi ho girato ulteriormente trovando alcune possibili tane per giungere infine a quella più grossa ed evidente di cui ho parlato poco sopra.

Due degli ingressi della tana trovata nei boschi intorno a Naturno

Due degli ingressi della tana trovata con le evidenti tracce del passaggio degli animali…

Non abbiamo trovato escrementi nelle immediate vicinanze (a parte quelli di capriolo), ma dalla tana si diparte un’evidente traccia di un sentiero probabilmente usato dall’animale durante le sue uscite notturne.
Da un lato speravamo si trattasse di una volpe, ma Anita ha escluso la volpe per la forma delle impronte che non ricordavano quelle di un canide. Effettivamente in alcune di esse si notava la presenza di cinque dita, cosa che faceva propendere per un altro tipo di animale. Le abbiamo quindi confrontate sullo smartphone con alcune immagini su Google e date le dimensioni della tana, la sua conformazione e tutti gli indizi trovati siamo giunti alla conclusione che poteva trattarsi di un tasso. Cosa poi confermata una volta rientrati a casa da alcuni naturalisti più esperti contattati su Facebook… si tratta proprio della tana di un tasso!

Fotograficamente parlando, la giornata non ci ha riservato particolari sorprese; la stagione non è ancora decollata ed i soggetti disponibili risultavano quindi pochi. Abbiamo comunque fotografato con discreti risultati le “nostre” pulsatille (Pulsatilla montana), nel mio caso cercando di ambientarle per sottolineare il contrasto tra la natura ancora dormiente ed i fiori stessi che, nel primo giorno di primavera 2015, si fanno spazio tra le foglie secche ed erba ingiallita.

PulsatillaPulsatillaPulsatilla

Per quanto mi riguarda, comunque, l’aspetto più interessante dell’uscita è stato proprio il ritrovamento della tana di tasso, che mi ha dato lo spunto per approfondire le mie scarse conoscenze su questo mustelide ed apre a nuove possibilità fotografiche (anche se remote) per i mesi a venire. Non sarà certo facile, ma mi piacerebbe davvero molto riuscire anche solo a vedere un tasso dal vivo. Chissà…

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