Work in progress…
Dopo tanto tempo, con un po’ di impegno sono riuscito a capire meglio il funzionamento dei template in WordPress. Di conseguenza finalmente sono riuscito a rimuovere i “widget” (quei box con le funzioni blog come tagcloud, archivi, ecc.) dalle pagine statiche, lasciandoli invece solo nella pagina “Blog”.
Questo mi permetterà in futuro di inserire immagini più grandi nelle gallerie, dove al momento appaiono invece un po’ “sacrificate”.
In un barlume di buona volontà mi son preso il tempo per rimettere in formato maggiore ad altà qualità anche le vecchie immagini… in questo momento sto infatti facendo l’upload dell’ultima galleria. In questo modo le fotografie saranno sicuramente più soggette a “furti”, ma d’altro canto risulteranno anche più godibili per chi visiterà il sito.
Buona visione!
Concorso Leica 24×36

Il logo del concorso Leica
In questi giorni su Facebook e Twitter ha preso piede il concorso fotografico “Leica 24×36 – 24 talenti per 36 fotografie“.
Vista la modalità di partecipazione e dato che il voto degli utenti conta solo per 1/6 (al contrario del concorso “L’incarico” di Canon, dove il voto popolare ha fatto molto discutere), questa volta ho deciso di partecipare anch’io.
Se volete vedere le 3 immagini che ho selezionato ed eventualmente votarle, basta cliccare sul seguente link:
http://www.lab.leica-camera.it/jspleica/scheda.jsp?n=49745&v=1
La propria preferenza può essere data cliccando su “Like” di Facebook o su “Tweet” di Twitter in alto a sinistra sopra al nome dell’autore.
Un grazie a chi mi voterà
Nuove foto online!
Sulla stessa scia che mi ha portato negli ultimi giorni a pubblicare un po’ di report delle uscite di quest’anno (ma anche a causa del fatto che sono a casa con la bronchite, in effetti), questa mattina ho finito di mettere online nelle gallerie anche le immagini di queste ultime.
Ho inserito ben 10 nuovi scatti nella galleria “Orchidee” ed altri un po’ in tutte le gallerie: paesaggi, insetti, farfalle, fiori ed avifauna. Intanto un piccolo assaggio…

Salvo imprevisti, prossimamente dovrei riuscire a mettere online qualche altro scatto e relativi report nel blog…. vediamo!
Sullo Stelvio con il Fotoclub
A metà luglio ancora un’uscita organizzata dal Fotoclub Immagine di Merano. Destinazione: i tortuosi tornanti del Passo dello Stelvio.
L’uscita era finalizzata a fotografare il paesaggio, la flora ed eventualmente la fauna che caratterizzano questo angolo della nostra Provincia, cuore del Parco Nazionale dello Stelvio. Non si può purtroppo parlare di Natura incontaminata perché la strada, specie nel periodo estivo quando il passo è aperto al traffico, viene letteralmente assalita da centinaia di veicoli a motore; il panorama che si può però ammirare è mozzafiato, la flora particolarmente ricca e, con un po’ di fortuna, è possibile imbattersi nei diversi rappresentanti della fauna quali caprioli, cervi, marmotte, gipeti, pernici e quant’altro.
Di buon’ora ci siamo dunque ritrovati sotto la sede del club e siamo partiti alla volta dello Stelvio, dove siamo arrivati intorno alle 8.30. Qualche minuto per ambientarsi ed abbiamo poi iniziato con i primi scatti a soggetti floreali: gigli martagoni, elleborine (orchidee selvatiche), semprevivi gialli, nigritelle.
Il tempo è trascorso velocemente, nonostante i primi risultati non fossero particolarmente incoraggianti anche a causa della luce del sole, già piuttosto dura, che creava contrasti e ombre fin troppo marcati.




Dato l’intenso traffico che nel frattempo ci ha raggiunti, verso metà mattina abbiamo deciso di spostarci in una zona un po’ più tranquilla.
Ci trovavamo all’altezza dell’albergo Franzenshöhe ad una altitudine di 2188m s.l.m.; da qui abbiamo quindi imboccato il sentiero n. 14 che, attraversando il ghiacciaio, conduce al rifugio Borletti. Senza però spingerci così avanti, dopo poche decine di metri ci trovavamo finalmente immersi nella Natura del Parco, pur circondati ancora da una forte presenza antropica. A farla da padroni in questo ambiente sono i mughi ed i rododentri, ma erano numerose anche le piante di Gymnadenia odoratissima, piccola orchidea selvatica che si distingue da g. conopsea soprattutto per il forte profumo che ne caratterizza anche il nome.






La mattinata volgeva alla conclusione ed il meteo, che fino a quel momento ci aveva graziato, ha ben presto cambiato idea: all’ora di pranzo siamo stati salutati da numerosi scrosci di pioggia. Ci siamo quindi rifugiati nel bar del Franzenshöhe per qualche fetta di torta ed una bibita in compagnia.
Per certi versi le avverse condizioni meteo hanno inficiato le nostre aspirazioni di fotografare il paesaggio, reso grigio e piatto dal grigio del cielo. Ma di contro per la fotografia macro è stato un bene non avere luci dure a creare contrasti sui petali dei fiori o sulle ali delle farfalle, come si vede nella prossima immagine.

Dopo esserci rifocillati a dovere (sorvolando sui due panini che già mi ero divorato nel corso della mattinata
) abbiamo scrutato il cielo e discusso brevemente sul da farsi. C’è chi voleva rimanere lì nei dintorni per cercare di fotografare le marmotte che riempivano l’aria con i loro fischi; qualcun altro era invece dell’idea di salire fino al passo; altri ancora per scendere a Trafoi, in località Tre Fontane, dove il tempo sembrava un po’ più clemente.
Il gruppo si è quindi diviso: Anita, Max e Maurizio sono saliti al passo Stelvio dove sono rimasti quasi fino al tramonto, mentre il resto del gruppo è sceso a Trafoi dove le occasioni fotografiche certo non sono mancate.
Neanche dirlo, il mio soggetto principale erano ancora una volta le orchidee: pur mancando le bellissime scarpette di venere (Cypripedium calceolus), da tempo ormai sfiorite, mi sono invece concentrato sulle elleborine violacee (Epipactis rubiginosa), che qui ho scoperto crescere un po’ ovunque sul sedimento che si è formato lungo il torrente che scende lungo la vallata. Risalendo il sentiero che porta alla base delle cascate, tra pietrisco e mughi, queste orchidee sembrano aver trovato il loro habitat ideale!
Sempre in tema di orchidee, sono riuscito finalmente ad avere lo scatto “perfetto” (tra virgolette perché comunque si può sempre migliorare) di Listera ovata, orchidea di colore verde piuttosto complessa da documentare a causa dei fiori davvero molto piccoli. Ed infine, girando nei pressi della chiesetta, ho trovato un fazzoletto di terra ricoperto da sfagno su cui crescono diverse piantine di Pinguicola comune (Pinguicula vulgaris); queste ultime erano evidentemente già sfiorite, ma è un ottimo spunto per il prossimo anno. Senza contare l’effetto pittorico creato dalle foglie di queste piante carnivore nostrane sul manto ricoperto dal muschio…



La giornata per noi è volta al termine verso le 16.30, quando il gruppo sceso a Trafoi ha deciso di rientrare. Ma c’è chi alle 19.00 si trovava ancora lassù, a 2700m di quota, per realizzare un bellissimo timelapse!
La luna rossa del 15 giugno
In questi giorni sto cercando di recuperare un po’ del tempo perso. Già… perché nonostante l’utilizzo di WordPress che ha comunque facilitato l’aggiornamento di queste pagine, mi risulta abbastanza ostico starci dietro. Non tanto per il tempo che mi serve per scrivere sul blog, quanto piuttosto quello che mi serve a sistemare le immagini a corredo del “report”, fondamentali per un sito di fotografia.

L'allegro gruppo immerso nel buio...
In ogni caso, anche quest’anno tra una cosa e l’altra le uscite non sono state molte…
Tre settimane dopo quella ad Aica di Fiè in compagna di Georg, di cui ho scritto un po’ di tempo addietro, ho partecipato ad un uscita serale con gli amici del Fotoclub Immagine (Andrea, Anita, Massimo e Mirko) per fotografare quello che si annunciava un evento astronomico piuttosto singolare. La concomitanza di luna piena ed eclissi totale ha fatto sì che si potesse “osservare” una luna rossa in tutto il suo splendore! Ho scritto la parola osservare tra virgolette perché in realtà le cose sono andate un po’ diversamente da come invece ci aspettavamo…
Il luogo che abbiamo scelto per attendere la luna, ovvero la località Falzeben nel comune di Avelengo, ci ha impedito di osservare il nostro satellite fino alle 22.00 circa; purtroppo a quest’ora eravamo ormai molto prossimi alla fase di totalità dell’eclisse e riuscire a mettere a fuoco diventava quasi impossibile. Gran parte degli scatti che ho realizzato sono sfuocati perché tutti noi tiravamo letteralmente ad indovinare la corretta messa a fuoco; nonostante il buio, ad occhio nudo la luna era quasi impercettibile ed inoltre, a breve distanza di tempo dal suo sorgere, le nuvole hanno deciso di fare la loro parte e di toglierci definitivamente l’opportunità di ulteriori scatti.
Ciò che avevamo portato a casa in 10-15 minuti doveva quindi essere sufficiente!
Ed in un certo senso lo è stato: pur non avendo avuto la possibilità di documentare l’intero svolgersi dell’eclissi, qualche scatto di un certo impatto l’abbiamo ottenuto… chi più, chi meno.

Sorvolerei invece sul prologo della serata, che si è conclusa un’ora più tardi in seguito a goliardici giochi con le torce elettriche, utilizzate come pennelli per disegnare nel buio ed imprimere quei disegni sui sensori delle fotocamere… vero Mirko?
Aldino, il regno delle orchidee
In Italia sono state censite quasi 200 diverse specie di orchidee selvatiche (fonte: Wikipedia), di cui almeno un terzo è presente sul territorio altoatesino; purtroppo sono assenti, o quantomeno rare, le vistose orchidee del genere Ophrys.
C’è però una zona della provincia che è particolarmente ricca di specie ed è quella che parte da Castelrotto e scende lungo la Valle dell’Adige fino a Salorno. Nella zona, caratterizzata da terreni calcarei particolarmente adatti alla maggior parte di orchidee, nei diversi periodi sono stati rilevati esemplari di quasi tutte le specie della provincia. E’ per questo che da due anni la Manifattura Fotografica, associazione fotografica di Bolzano guidata da Massimo Pisetta, organizza uscite nella zona di Aldino con la collaborazione delle guide del Geoparc Bletterbach. Nella zona che circonda il canyon è possibile ammirare tra l’altro anche Ophyrs insectifera, una delle poche del genere presenti sul nostro territorio.
Anche quest’anno, purtroppo, malgrado la disponibilità dell’associazione (di cui non sono socio), ho dovuto rinunciare all’uscita programmata; non volevo però perdermi di nuovo l’occasione e così una settimana più tardi, con le preziose indicazioni di Massimo, io e l’amico Paolo abbiamo svolto lo stesso percorso in autonomia.
Obiettivo principale dell’uscita erano le Traunsteinera globosa, in quanto Ophrys insectifera si trovava in un’altra zona dell’altopiano. Siamo comunque riusciti ad individuare diverse specie, tra cui Gymnadenia conopsea, Listera ovata, Traunsteinera globosa e vari esemplari del genere Dactylorhiza oltre naturalmente ad una grande varietà di fiori di cui la zona è particolarmente ricca.



Al di là dei positivi risultati fotografici, la zona merita davvero dal punto di vista paesaggistico e naturalistico. Ci troviamo infatti in luoghi dove la Natura è ancora preservata, a ridosso del Parco Naturale Monte Corno, e l’aria che “si respira” in questi luoghi e molto diversa da quella delle località turistiche più gettonate. Basti pensare che in tutta la mattinata, lungo il sentiero che attraversava i pascoli, non abbiamo incontrato nessuno pur essendo un caldo fine settimana di giugno.
Ma ecco qualche altra immagine della giornata…




Probabilmente girando di più e conoscendo meglio la zona avremmo potuto trovare altre specie, ma già così ho potuto aggiungerne un paio alla mia personale checklist. Prossimamente aggiungerò gli scatti migliori all’interno dell’apposita galleria.
Fiori ad Aica di Fiè
Due giorni fa mi trovavo al Comune di Tires per lavoro e sapendo che Georg, uno dei dipendenti, è un appassionato naturalista, lunedì gli ho chiesto se per caso conosceva qualche posto dove trovare orchidee in fiore. Con grande cortesia, Georg si è offerto di accompagnarmi; così la mattina del 25 maggio ho caricato in auto anche lo zaino fotografico (oltre a quello dell’ufficio con dentro il laptop) ed intorno alle 17.00, al termine della giornata lavorativa (7 ore di formazione in affiancamento full immersion) ci siamo recati nella vicina Aica di Fiè dove con pochi minuti di cammino abbiamo raggiunto una zona davvero molto ricca di fiori.
Obiettivo principale dell’uscita sarebbero stati alcuni esemplari di Cephalanthera damasonium, orchidea bianca molto bella e simile alla C. longifolia da me fotografata un paio di anni fa a Lana. Ahimè però le infiorescenze che Georg aveva trovato lo scorso venerdì erano ormai già quasi del tutto sfiorite; il caldo degli ultimi giorni le ha purtroppo avuto la meglio su questi fiori delicati. Sorpresa positiva invece la presenza di un esemplare di Platanthera bifolia, altra bella orchidea che avevo già trovato qualche anno fa a San Vigilio di Marebbe. Ecco uno degli scatti a questa orchidea!

L’uscita ad ogni modo non si è fermata lì, nonostante il parziale insuccesso… Una cosa che mi ha davvero sorpreso è la grande varietà di specie presenti: fiori, ma anche moltissimi insetti che nelle mie uscite non mi era mai capitato di vedere. Con altri 5-10 minuti di cammino siamo arrivati ad una zona paludosa in cui a farla da padroni erano il trifoglio orsino (Menyanthes trifoliata) ed il fior di cuculo (Lychnis flos-cuculi). Qui abbiamo trovato anche alcune piccole piante di Veronica sp. (ahimè Georg mi ha indicato anche la specie, ma non ricordo il nome), particolarmente ostiche da fotografare per via della loro dimensione (l’intera infiorescenza è alta 2-3 cm). Ancora qualche scatto…




Sulla strada del ritorno non è mancato l’incontro con una farfalla podalirio (Iphiclides podalirius), anche se le sue condizioni non erano proprio delle migliori…
1/4 d’ora al lago di Carezza
Recentemente mi sono trovato per lavoro a Nova Levante, un bel paese di circa 2000 abitanti immerso nella Val d’Ega. Forse il nome di questa località non dice molto ai più, anche se tanti la conoscono per la presenza nel territorio comunale del famoso lago di Carezza (Karersee).
Il lago è famoso per i suoi bellissimi colori e per il fatto che sulla sua superficie vi si specchia l’affascinante massiccio del Latemar. Nonostante io abbia tenuto 6 stancanti ore di corso sul software che usa la mia azienda, non potevo non approfittare della situazione e farci un salto. Insieme al mio collega Alberto abbiamo quindi fatto una piccola deviazione ed in pochi minuti eravamo sulla riva del lago. Lo scenario era affascinante, anche se diverso da quanto mi aspettavo: il lago era in buona parte ancora vuoto e anche avvicinandosi all’acqua non era possibile assistere allo spettacolo del Latemar che vi si specchia. Ho voluto comunque portare a casa qualche scatto, tra cui quello seguente che trovate nella galleria “Scorci e paesaggi”…

La visita è durata appena un quarto d’ora, ma non mi farò mancare l’occasione di fotografare questo splendido posto in altre occasioni. Magari una sera d’autunno, quando il bosco assume mille sfumature ed il cielo rosso colora le pareti delle montagne.
Piccole soddisfazioni invernali
Anche se il tempo è sempre poco ed i risultati non sono ancora propriamente quelli sperati, qualche piccola soddisfazione me la sto togliendo. Un po’ grazie all’utilizzo di capanno o auto e con un po’ di fortuna, finalmente quest’inverno sono riuscito ad osservare e fotografare alcune specie che ancora mancavano nel mio archivio….




Le quattro specie in questione sono (nell’ordine delle immagini): martin pescatore (Alcedo atthis), picchio verde (Picus viridis), airone bianco maggiore (Casmerodius albus) e porciglione (Rallus aquaticus). Tutti e quattro questi rappresentanti dell’avifauna non sono facili da fotografare a causa della loro rarità e/o diffidenza; in particolare il porciglione che da queste parti è tutt’altro che semplice da osservare.
La soddisfazione più grande, ad ogni modo, me l’ha data l’airone bianco maggiore. Erano diverse volte che, sia in solitaria che in compagnia di Mirko, mi infilavo per qualche ora nel capanno nella speranza di avere un esemplare di questa specie davanti al mio obiettivo; una mattina ero indeciso sul da farsi ed alla fine ho seguito un consiglio ricevuto su Facebook… e la fortuna quella mattina si è rivelata essere dalla mia parte.
Avevo puntato il tele su uno dei tanti rami degli alberi secchi caduti davanti al capanno e dopo circa 3 ore di attesa l’airone è arrivato e si è posato esattamente dove me lo aspettavo! Ho fatto subito un paio di scatti, ma la messa a fuoco era perfettibile, così come l’inquadratura che era proprio al limite (rischiavo di tagliare la sommità del capo); purtroppo in questi casi la cosa più importante è la pazienza che io, nella foga del “primo contatto”, non ho avuto. E così dopo la prima dozzina di scatti, l’airone si deve essere reso conto che c’era qualcosa di strano e si è spostato di circa 30 metri dalla mia posizione. Ho portato a casa degli scatti piuttosto statici e mi rimprovero il fatto che forse, se fossi stato più paziente, magari avrei ottenuto delle immagini più particolari. Ma non mi posso comunque lamentare!
Per quanto riguarda gli altri esemplari, invece, si tratta di scatti ancora lontani da quello che vorrei ottenere. Ma pian piano…
Il picchio verde è un ritaglio e nell’originale la messa a fuoco non è perfetta; il martin pescatore mi piace per l’ambientazione che fa risaltare la colorazione di questo splendido rappresentante dell’avifauna, ma è ancora un po’ lontano. Merita invece due parole in più il porciglione, che quest’anno ho osservato per la prima volta ed in diverse occasioni; difficilissimo da fotografare sia per la sua diffidenza (è capace di starsene anche un’ora nascosto in mezzo all’erba ai bordi del canale dove l’ho trovato) e sia perché è davvero molto veloce negli spostamenti: a 1/500″ ho fotografie che sono venute vistosamente mosse!
Anche la sfortuna comunque ci ha messo un po’ del suo… mentre fotografavo alcune gallinelle d’acqua (che ho scoperto essere soggetti piuttosto facili), tutto ad un tratto un porciglione si è rivelato ai miei occhi e per qualche istante l’ho avuto perfettamente inquadrato ed in una posa che mi avrebbe permesso di portare a casa un ottimo scatto. E’ venuta a mancare però la prontezza di riflessi e la foto giusta è rimasta solo nelle mie intenzioni. Anche perché subito dopo sono arrivati in auto due birdwatcher trentini (conosciuti sul campo in diverse uscite) e da quel momento il pennuto non s’è più fatto vedere.
Sicuramente proverò di nuovo con questi soggetti. Senza però dimenticare che quest’anno ho un “appuntamento” con il merlo acquaiolo!
Da Plan a malga Lazins
Rientrato in possesso del mio hard disk e delle foto ivi contenute, ho da un po’ ripreso a sistemare le immagini scattate negli ultimi 2-3 mesi. Tra le tante, anche le fotografie realizzate durante una bella uscita in compagnia di Anita, Fabrizio e Max a Malga Lazins attraverso l’omonima valle.
La camminata ha inizio dal parcheggio alle porte del paese di Plan (Pfelders in tedesco), nell’alta Val Passiria, e si snoda lungo la valle di Lazins per circa 8,5 km complessivi tra andata e ritorno, passando per il maso Lazins (1782m) fino alla malga Lazins (1882m). Il percorso è poco faticoso e piacevole, anche se fotograficamente parlando non è stata una delle situazioni migliori in quanto la piccola valle è sovrastata da numerose montagne che, soprattutto in inverno, lasciano poco spazio alla luce del sole.
Arrivati al parcheggio di Plan abbiamo attraversato il paese ed abbiamo seguito la strada situata sulla destra orografica della valle. Quella di Lazins è una valle piccola e poco conosciuta, per certi versi ancora incontaminata, proprio nel cuore del parco naturale del Tessa. In estate è una passeggiata romantica tra i pascoli d’alta montagna, mentre in inverno si trasforma in una lunga pista per lo sci di fondo.




Giunti in cima, la valle si è aperta regalandoci anche un’oretta di sole che ci ha aiutati non poco nei nostri intenti fotografici. Qui abbiamo fatto sosta appunto alla malga Lazins (che in inverno è però chiusa) ed abbiamo poi ripreso il percorso a ritroso per rientrare a Plan quando il sole stava ormai calando.
Non sono mancate le situazioni comiche, come quando io ed Anita abbiamo cercato una scorciatoia per raggiungere gli altri che erano andati avanti ed il sottoscritto è finito nella neve fino al bacino, dato che molto probabilmente sotto i suoi piedi c’era il ruscello…
Sulla strada del ritorno, nei pressi del maso Lazins situato nell’omonima frazione (composta da poche case), le slitte con i cavalli avelignesi riportavano i turisti al paese di Plan.




Alcune delle immagini che ho realizzato in quell’occasione saranno presto contenute nelle gallerie “Forme dell’acqua” e “Paesaggi“.
