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Una mattinata surreale

Riprendo dopo lungo tempo a scrivere sul mio blog per raccontarvi la mattinata surreale che ho vissuto ieri.

Da alcune settimane nel mio salotto fa bella mostra di sé una fotografia di pulsatilla vernalis; si tratta di una foto del calendario dell’albergo Bad Moos che ci è stato regalato lo scorso anno in occasione della nostra vacanza a Sesto Pusteria. Questa immagine mi ha fatto venire la voglia di tornare a realizzare uno scatto simile.
Il 25 aprile di due anni fa alla fine di aprile, durante un’uscita fotografica in alta Val Passiria in località Ulfas, abbiamo trovato un prato con moltissime pulsatille, ma a causa del cielo grigio molte di esse erano chiuse e non sono riuscito a realizzare lo scatto che avrei voluto. Quello qui sotto, realizzato quel giorno con l’iPhone, è solo un esempio di ciò che ho ottenuto quel giorno.

Pulsatilla vernalis

Dato che ieri il meteo dava sole e visto che nei giorni scorsi è nevicato su tutta la nostra regione, ho pensato di alzare la posta: avrei infatti potuto trovare spunti fotografici interessanti con i fiori circondati o parzialmente coperti dalla neve oltre magari qualche incontro fortuito con la fauna locale.

Così ieri mattina mi sono diretto verso Moso in Passiria e poi in località Ulfas dove ho intrapreso una breve escursione. I prati brulicavano di vita nonostante il freddo quasi anomalo per il periodo (-2° circa).
Arrivato al piccolo parcheggio, però, ho cominciato a pensare che non avrei avuto molte chance di ottenere gli scatti che volevo; già intorno ai 1500m era tutto coperto da buoni 10 cm di neve fresca che, salendo leggermente di quota, sono diventati poi quasi 20 cm. Non ero pronto né tantomeno attrezzato per una situazione del genere e quindi ho deciso di desistere e cambiare meta. Peccato, perché proprio nel momento in cui mi sono fermato ho osservato in lontananza un capriolo che saltellava in mezzo alla neve fresca!

Strada forestaleParcheggio innevato
NevePrato innevato

Tornato all’auto mi sono diretto verso la laterale valle di Valtina e quindi verso Passo Giovo. Anche qui però la situazione non era molto diversa; non che mi aspettassi di trovare le pulsatille, ma pensavo di raggiungere comunque il limite della neve per fotografare altri fiori come primule, crocus e farfaracci. Purtroppo intorno ai 1000-1200 metri la stagione è già più avanti, mentre salendo di quota la situazione era nuovamente quella vista nella piccola frazione di Ulfas: diversi centimetri di neve fresca che ricoprivano tutto.

Temevo sarebbe stata una delle tante uscite a vuoto, ma finalmente… un piccolo colpo di fortuna. Scendendo per la strada del Giovo, nei pressi di Valtina, ho visto con la coda dell’occhio un gheppio (Falco tinnunculus) fermo su un cavo a pochi metri dalla strada. Mi sono fermato appena possibile con l’intenzione di tornare indietro di qualche decina di metri, ma dopo il passaggio di alcune auto a velocità elevata il gheppio si è spostato su un albero nei prati sottostanti la strada. A quel punto ho deciso di scendere dall’auto per cercare un posto da cui osservarlo e fotografarlo.
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Mi sono seduto con il teleobiettivo imbracciato a ridosso di una vecchia stalla e ben presto i gheppi sono diventati tre, facendo voli e hovering nella classica posizione dello spirito santo.  Ad un tratto dal boschetto sottostante è spuntato un rapace molto più grosso, ma a me anche molto famigliare: una poiana (Buteo buteo) seguita poco dopo da una seconda poiana. Le due hanno poi volteggiato più volte intorno alle punte degli alberi vicini per poi allontanarsi.
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Dato che i gheppi facevano lo spirito santo dandomi le spalle, volando controvento, ho deciso di spostarmi di un centinaio di metri più a monte. E’ a quel punto che di gheppi in volo ne ho visti ben 9 contemporaneamente sopra lo stesso campo, a cui se ne aggiungevano altri 3 nel campo sottostante. Tra quelli in volo e quelli posati, in totale i gheppi erano almeno 13 esemplari sui due piccoli appezzamenti di terreno!
Ad un tratto dagli alberi è spuntata nuovamente una figura più grande, ma non si trattava di una poiana. Inizialmente ho pensato ad un falco pecchiaiolo (Pernis apivorus), mentre al secondo volteggio ho capito che si trattava invece di un nibbio bruno (Milvus migrans). Anche lui mai visto da così vicino!
Insomma… nonostante la mattinata non sia andata come me l’ero prefissata, ho avuto comunque una bella soddisfazione. Ed a conclusione della stessa nel campo in cui mi sono fermato ad osservare le evoluzioni dei rapaci, contro ogni mia aspettativa, insieme alle classiche primule gialle anche i primi esemplari di orchidee (Neotinea tridentata).
Se penso che la giornata è iniziata con una camminata in quasi 20 cm di neve fresca, non trovo altre parole per definire la mattinata di ieri se non appunto… surreale!

Prime orchidee ad Aldino

Come tutti sanno, le orchidee sono un fiore che appartiene prevalentemente alla fascia climatica tropicale e subtropicale. Al mondo ne esistono migliaia di specie (complessivamente circa 28.000), ma solo 190 crescono sul territorio italiano e poco più di 1/4 di esse sono state censite sul territorio regionale del Trentino Alto Adige.
Da qualche anno le orchidee spontanee sono diventata una delle mie passioni, tanto che nel 2015 mi sono iscritto al G.I.R.O.S. (Gruppo Italiano Ricerca Orchidee Selvatiche). Per questo motivo anche quest’anno la mia attività fotografica primaverile, concentrata nelle pochissime giornate libere, è stata finora dedicata in particolare a questi fiori.

Quattro in tutto le uscite di cui ben tre ad Aldino, nel Parco Naturale Monte Corno… l’ultima lo scorso sabato mattina.
A 1600 metri di quota la fioritura non è ancora entrata nel vivo, ma un’orchidea in particolare anticipa tutte le altre: si tratta di Dactylorhiza sambucina. Lo scorso anno dopo metà giugno ne rimanevano già poche tracce, perlopiù alcuni esemplari in frutto, quindi quest’anno non volevo assolutamente perdere l’occasione di fotografarle.

Fioritura di Dactylorhiza sambucina

Sapendo, grazie a Facebook, che in Lessinia a cavallo tra Trentino e Veneto la fioritura era già entrata nel vivo, ho proposto la prima uscita già all’inizio di maggio; e non mi sono sbagliato poi di molto… Nonostante la temperatura tutt’altro che primaverile e la presenza nel sottobosco di Hepatica nobilis in fiore (peraltro non comune a questa quota), le prime sambucine erano sbocciate. Poche a dire il vero, cresciute tra una moltitudine di primule e genziane, ma è stato un inizio e per me la prima occasione di vederle dal vivo e fotografarle. In compenso la mattinata non è andata propriamente come avrei voluto a causa di un leggero malessere che mi ha accompagnato per quasi tutto il tempo.
La domenica seguente nuova uscita, in compagnia di Anita, Chiara e Andrea. Una giornata decisamente più proficua e con molte più fiori a disposizione da fotografare.

Dactylorhiza sambucinaDactyloriza sambucina
Dactylorhiza sambucinaDactylorhiza sambucina

Questa orchidea possiede una grande variabilità nella colorazione; la forma più diffusa, come si vede anche dalla foto di Instagram sopra, è quella gialla anche se spesso è accompagnata da piante con fiori color magenta.
Quello che stavamo cercando era però la rara forma chusae; purtroppo la ricerca non è andata a buon fine… chissà, forse il prossimo anno!

Convegno a Sondrio: inverno sostenibile

Ricevo e molto volentieri condivido questo comunicato stampa dell’interessante convegno, organizzato dall’Associazione Guide Alpine Val Masino – Val di Mello “Il Gigiat” sulla problematica degli sport outdoor (in particolare di quelli invernali) nei confronti della fauna selvatica, che si terrà a Sondrio il prossimo 28 novembre.


SONDRIO — Scialpinismo, freeride, escursioni con le ciaspole, eliski e motoslitte. Sono sempre più numerosi i frequentatori della montagna invernale, ma la fragilità degli ecosistemi montani, e in particolare della fauna nella fase di svernamento, richiede una riflessione e regolamentazioni condivise per limitare il rischio di compromissione del patrimonio naturalistico ed evitare conflitti nell’utilizzo degli spazi da parte dei praticanti.
È questo il tema del convegno “Le Alpi in inverno, conservazione della natura e attività turistiche: c’è spazio per tutti?” organizzato dall’Associazione Guide Alpine Val Masino  Val di Mello “Il Gigiat” e promosso e sostenuto dal Collegio Guide Alpine Lombardia. Il convegno, che si terrà a Sondrio sabato 28 novembre 2015, è aperto a tutti e costituisce la prima fase del progetto “Inverno Sostenibile”.

L’Associazione Guide Alpine Val Masino – Val di Mello “Il Gigiat”, Associazione di Promozione Sociale da sempre attenta alle problematiche legate al territorio e alla sua conservazione, ha constatato come nell’ultimo decennio si sia registrato sul territorio provinciale ed extraprovinciale un netto incremento nella frequentazione degli ambiti montani in contesto invernale, legato per lo più alla pratica di attività ludiche e sportive. In particolare, appaiono in crescita considerevole le presenze umane in aree anche di notevole interesse naturalistico quali il Parco Regionale delle Orobie Valtellinesi, il Parco Nazionale dello Stelvio, i SIC e le ZPS della Rete Natura 2000 provinciale, zone poste all’esterno dei comprensori sciistici classici, generalmente serviti dagli impianti di risalita.
Oltre alle più tradizionali discipline invernali, quali ad esempio lo scialpinismo, hanno acquisito rilevanza numerica anche le escursioni con ciaspole (diurne e notturne), la fotografia naturalistica, le discese con gli sci in neve fresca, oltre a pratiche solo parzialmente regolamentate, quali l’eliski e le gite in motoslitta.

La fragilità degli ecosistemi montani, e in particolare della fauna nella fase di svernamento, è ben documentata dalla letteratura scientifica e il rischio di compromissione del patrimonio naturalistico è sicuramente concreto in assenza di consapevolezza e regolamentazioni condivise e univoche. Allo stato di fatto, del resto, la molteplicità di interessi rappresentati dalle varie categorie di utenti e le esigenze implicite di alcune delle attività più impattanti si traducono spesso in conflitti nell’utilizzo degli spazi, complice anche l’oggettiva mancanza di controlli e di informazione. Si rende quindi ancora più necessaria una maggiore “educazione all’ambiente”, che passi attraverso azioni di sensibilizzazione su questi temi rivolte ai fruitori della montagna e soprattutto ai giovani.
Nasce da questa riflessione il progetto “Inverno sostenibile“, che prevede, in sinergia con tutte le realtà territoriali sensibili a queste problematiche, diversi appuntamenti. Il primo è il convegno “Le Alpi in inverno, conservazione della natura e attività turistiche: c’è spazio per tutti?” in programma il 28 novembre 2015 presso l’Auditorium Torelli di Sondrio.

Il convegno, moderato da Franco Brevini, professore dell’Università di Bergamo e giornalista del Corriere della Sera, prevede l’intervento di diverse Guide Alpine, tra cui Maurizio Folini, Antonio Perino e Alessandro Gogna, del Past Vicepresidente generale del Club Alpino Italiano Vincenzo Torti e di esperti faunistici, della gestione turistica e delle aree protette. Saranno analizzati gli esempi di alcune realtà territoriali italiane, quali quelle della Valchiavenna, della Valgrisenche e della Valle Maira, ed estere, come quella svizzera.
Scopo del convegno, promosso dal Collegio Guide Alpine Lombardia, è quello di dare il via a tavoli di lavoro per sensibilizzare e coinvolgere i vari portatori di interesse con lo scopo di trovare una proposta di zonizzazione condivisa e sostenibile, quanto meno per alcune attività di maggior impatto quale per esempio l’eliski.

Seguiranno poi nei primi mesi del 2016 altre attività a scopo divulgativo. Sono previste infatti 5 serate pubbliche rivolte alla cittadinanza che tratteranno le problematiche legate alla fauna alpina in inverno e metteranno in luce le modalità più consone per vivere l’outdoor rispettandola, e poi un progetto educativo che coinvolgerà 5 classi di scuole secondarie di secondo grado fra Sondrio, Tirano e Morbegno.
L’auspicio è che l’esperienza di “Inverno Sostenibile” diventi stimolo, punto di partenza, esempio perché a livello regionale e nazionale si possa arrivare in poco tempo a scelte condivise, coerenti, volte a garantire maggior salvaguardia ambientale e ad escludere l’insorgenza di aspri conflitti nell’uso del territorio.

È gradita conferma di partecipazione al convegno segnalando il proprio nominativo all’indirizzo mail invernosostenibile@guidealpine.net entro il 26/11/05.

Per informazioni e programma del convegno:
www.facebook.com/invernosostenibile
www.invernosostenibile.guidealpine.net

Volpe, tentativo numero 6

Scrivo in diretta da Avelengo dove sono appostato già da qualche ora sperando di riuscire a fotografare la volpe. L’ho già vista almeno altre due volte qui (una terza penso fossero i suoi occhi a brillare nel buio ma non ne sono certo) e speravo oggi fosse la volta buona.

Circa 20 minuti fa ho sentito quello che, con buona probabilità, dovrebbe essere il suo verso. Cosa che ritengo probabile anche per il gran vociare delle ghiandaie che sembravano essere alquanto agitate. In realtà penso che le volpi fossero addirittura 2 perché il verso proveniva da due diverse direzioni. L’emozione è salita a 1000, tanto che ho mandato entusiasici messaggi a mia moglie e ad Anita che oggi è a dilettarsi con la paesaggistica.

Sentivo quel verso in modo chiaro, vicino, anche se proveniente dal margine del bosco opposto a dove io mi trovo. Scruto l’altro lato del prato con l’obiettivo e ad occhio nudo… ancora non si vede nulla. Poi d’un tratto un rumore che di naturale ha ben poco: è un’auto. Probabilmente il futuro padrone della baita che stanno ricostruendo (incendiatasi qualche anno fa) è venuto a vedere come procedono i lavori. È rimasto poco, forse 5 massimo 10 minuti, sufficienti però ad allontanare per l’ennesima volta l’animale che con pazienza stavo aspettando.

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Resto qui ancora un po’, ma l’ottimismo di poco fa è drasticamente sceso. Dubito arriverà qualcosa, anche solo un capriolo. La scorsa domenica non è andata molto diversamente… proprio verso quest’ora una femmina capriolo si accingeva a pascolare nel prato sottostante, quando 3 spari di fucile molto vicini l’hanno messo in fuga.

Oggi se non altro è una bellissima giornata, calda (anche troppo per essere l’8 di novembre) ed ho visto da vicino un astore o uno sparviere che si è infilato nel bosco proprio sopra la mia postazione. Inoltre una cincia bigia è venuta a farmi visita a meno di mezzo metro ed ho sentito distintamente il richiamo del picchio nero. La volpe? È solo questione di tempo!

Appostamento alla volpe

Ho deciso che il mio prossimo obiettivo sarà la volpe. Mi ha sempre affascinato questo scaltro animale; ed anche se spesso è abituato alla presenza dell’uomo, come testimoniano decine di immagini che ogni giorno vengono pubblicate su forum e social, nei “miei” boschi non mi aspetto di vederla avvicinarsi a pochi metri come accade invece altrove. E’ comunque viva la speranza di riuscire nel mio intento di riprenderla come si deve perlomeno in una bella immagine ambientata.

Stamattina sveglia alle 4.30 (vabbè… con il cambio dell’ora non è stata così tragica) per essere nuovamente in loco prima che facesse giorno. Dopo un breve scambio di parole con un guardiacaccia che credeva fossi lì con altri scopi («Dove sono i fucili?», mi chiedeva), eccomi nuovamente appostato.
L’alba questa mattina è stata emozionante; per oltre mezz’ora il sole che nasceva ha infuocato le nuvole con mille sfumature. Ma non volevo rischiare di uscire per qualche scatto a scapito dell’appostamento.

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Fino alle 9.30 è stato un nulla di fatto. Ma mentre stavo lì, nascosto ad ascoltare i rumori intorno a me, ho sentito uno strano verso. Così, visto che non si muoveva nulla, ho deciso di fare un giro per controllare la situazione nei dintorni.
E, come temevo, ecco che nel prato dove l’abbiamo vista la scorsa domenica, la volpe era intenta nella caccia di piccoli roditori.

Volpe

Il posto dove abbiamo preparato il capanno, sebbene sia molto scenografico, probabilmente è un po’ troppo paludoso e quindi scarso di micromammiferi. Alla fine oggi sono riuscito solo in questo scatto da lontano… vedremo domenica prossima se andrà meglio!

Colori d’autunno

Quella di questa mattina è ormai la quarta uscita di fila che faccio a vuoto dal punto di vista fotografico. Ma so che il tempo a mia disposizione non è molto e anche se i risultati si fanno attendere sono comunque felice delle esperienze vissute nonché dell’esperienza e della sicurezza che sto man mano acquisendo.

Lo scorso fine settimana con Anita siamo stati ad Avelengo, nei pressi di una radura dove questa primavera abbiamo individuato una presunta tana di volpe. Immersi nella nebbia abbiamo atteso e ad un tratto l’abbiamo vista… ma lontana. Così questa mattina ho tentato l’appostamento.
Armato di torcia, poco dopo le 6 del mattino, ho raggiunto un capanno di fortuna costruito la volta scorsa con dei rami secchi trovati nei dintorni, dove poi ho atteso nella speranza di vedere qualche animale.

Purtroppo nel prato sottostante stanno ricostruendo una baita che qualche anno fa era andata in fiamme. Infatti poco dopo il sorgere del sole sono arrivati alcuni operai che con auto, martelli e radio hanno reso vane le mie aspettative.
Ciò comunque nulla toglie alla bellezza del paesaggio autunnale in cui ero immerso, che ha mostrato i suoi caldi colori ai primi raggi del sole. Ecco la scena che mi sono trovato davanti, fotografata con l’iPhone ed elaborata con Instagram.

Colori autunnali ad Avelengo

Fantasmi nel buio atto 2°

Sono le 4:30 del mattino di sabato quando con Anita ci troviamo per recarci nuovamente nel Parco Nazionale dello Stelvio per quello che sarà probabilmente l’ultimo bramito della stagione. Dopo un’ora di viaggio siamo già all’imbocco del sentiero che speriamo ci porterà al cospetto dei cervi; nell’oscurità più totale, dovuta anche alla luna nuova, illuminando il cammino con una torcia raggiungiamo con fatica il posto prestabilito per l’appostamento.
Io sono fiducioso, mentre Anita, dopo aver ascoltato le parole ed i consigli di Kurt (la guida del parco di cui ho parlato nel post precedente), sembra esserlo meno… teme che il nostro odore possa far scappare i cervi.

Foto by Anita Stizzoli.

Quando comincia il bramito siamo già appostati con i nostri teli mimetici, pur non sapendo esattamente dove ci troviamo a causa del buio. Abbiamo scelto una radura che pensiamo sia abbastanza frequentata per via delle numerose tracce sul terreno e della presenza di escrementi. Dal fondovalle si sentono arrivare forti le voci dei grossi maschi e sappiamo che di lì a poco potrebbero risalire il bosco fino alla nostra posizione.
Prestando attenzione ad ogni minimo rumore, rimaniamo per circa mezz’ora in attesa. D’un tratto Anita si gira verso di me e mi dice di avere il cuore a 1000… un maschio si era appena affacciato a brevissima distanza da noi, giunto come un fantasma nel silenzio più totale! Su quel lato le fronde dell’albero sotto cui ci siamo nascosti mi coprivano la vista, ma il cervo deve averci girato attorno perché dopo un paio di minuti l’ho visto sulla mia destra scendere in mezzo alle ramaglie.
Anita riesce a fare un unico scatto con impostazioni proibitive (6400 ISO a f/2.8), mentre io mi limito a godermi gli istanti di quel nostro primo emozionante incontro ravvicinato. Il click della fotocamera, dovuto al sollevamento dello specchio, purtroppo lo mette in allarme e con alcuni balzi in un attimo si allontana.

Finalmente la notte lascia spazio al giorno. Siamo posizionati in un punto con visibilità abbastanza limitata, ma i sentieri tracciati dagli animali sono ben visibili; se uno di loro dovesse arrivare seguendo quei percorsi avremmo una splendida ambientazione per i nostri scatti. Ad un certo punto, proprio in quella direzione, sentiamo un cervo bramire; poi ancora e ancora… sempre più vicino! Se la fortuna ci assiste arriverà proprio davanti a noi, nel punto dove lo stiamo aspettando.

Le corna di un maschio spuntano tra i rami degli alberi

Le corna di un maschio spuntano tra i rami degli alberi.

Si sente il rumore di rami spezzati a terra, poi ecco spuntare le corna; riusciamo a contarne le punte, sono otto. Il cervo però non si vuole far vedere nella sua interezza e ci aggira seguendo una depressione del terreno fino a fermarsi dietro ad alcuni rami a pochi metri da noi. Dopo circa un minuto riprende il suo cammino e ci passa accanto e mettendo un forte e profondo bramito. Un’emozione indescrivibile!
Insieme a lui anche una femmina con cui ha trascorso parecchi minuti (quasi mezz’ora in realtà) all’interno della radura, incurante della nostra presenza. Nonostante non fossero inquadrabili non abbiamo abbandonato la nostra postazione, anche per paura di recare disturbo agli animali.

L’ora del bramito si era conclusa ed i richiami dei cervi hanno lasciato spazio ai rumori provenienti dal paese vicino ed al rombo di auto e moto che transitano sulla strada per il passo dello Stelvio. Anita ed io abbiamo quindi deciso di fare una pausa e fare un piccolo giro esplorativo della zona, con l’intenzione però di tornare alla radura e tentare un nuovo appostamento nel pomeriggio.
Nella nostra camminata abbiamo potuto apprezzare la bellezza di quei boschi ricchi di fauna selvatica… molto diversi da quelli che frequento di solito che, al contrario sono spesso intaccati, a volte profondamente, dalla mano dell’uomo.


ScoiattoloRampichino
PettirossoTrafoi

Dopo mezzogiorno rientriamo alla “nostra” radura cercando, con il favore della luce del giorno, una posizione che ci permetta di avere una vista il più ampia possibile sull’area prescelta. Il tempo di mangiare un panino e ci rimettiamo sotto i teli, a ridosso (quasi inglobati, per la verità) delle radici di un albero caduto. L’attesa ricomincia… la speranza è che i cervi ritornino a visitare la radura nel pomeriggio prima di recarsi nei prati sottostanti per il pasto notturno.
Un’attesa questa volta lunga ed a tratti snervante; dopotutto sono già parecchie ore che siamo lì e non abbiamo ancora ottenuto i risultati sperati. Teniamo costantemente d’occhio i margini della radura, sperando di scorgere qualche animale. D’un tratto vedo tra i rami di un albero una figura che si muove furtiva… capisco subito di cosa si tratta: una volpe! Guarda nella nostra direzione (siamo visibili perché non completamente coperti dai teli) per oltre mezzo minuto, poi torna nel fitto del bosco. E si ritorna ad aspettare…

Volpe tra i rami

Passano le 16, le 17, le 18… la luce comincia a calare, i tempi di scatto si allungano e le speranze di portare a casa un risultato calano in maniera impietosa; comincia anche a scendere una leggera pioggerellina. Ancora 1/4 d’ora e decidiamo, a malincuore, che è giunto il momento di rientrare, prima che faccia completamente buio.
Ci alziamo, riponiamo l’attrezzatura, e dirigendoci verso il sentiero sentiamo “abbaiare”. Sembrerebbe una femmina di capriolo, probabilmente allarmata dalla nostra presenza fino a quel momento passata inosservata. E poco dopo, più in alto, riecco il bramito di un cervo maschio. Ma la sera è calata, le figure nel bosco sono poco più che semplici ombre. E’ il momento di lasciare che la natura faccia il suo corso al riparo dai nostri sguardi indiscreti.
Dopo più di 10 ore di appostamento, doloranti ma comunque felici per l’emozionante giornata, torniamo a passo spedito verso l’auto. Si è fatto buio. Il bramito per quest’anno è finito. Abbiamo fatto esperienza… speriamo di poterla mettere in pratica il prossimo anno!

Fantasmi nel buio

Ore 4.00 del mattino di mercoledì, la sveglia suona e in meno di 20 minuti sono pronto: zaino fotografico, vestiario mimetico, impermeabile. Fuori pioviggina, ma l’appuntamento è troppo importante per rinunciare. Scendo e nel parcheggio c’è Anita con il suo Vito Marco Polo ad attendermi… si parte alla volta della Val Venosta.
Nonostante non ci sia traffico impieghiamo circa 1 ora e mezza ad arrivare a Trafoi, lungo la strada che porta al Passo dello Stelvio all’interno dell’omonimo parco nazionale.

Sono quasi le 6 del mattino… Anita spegne il furgone, apriamo i finestrini ed in silenzio rimaniamo qualche minuto ad ascoltare. Intorno a noi è tutto completamente buio ad eccezione delle luci del paesino e della chiesa che si trova poche decine di metri più avanti. Indossiamo gli scarponi, l’impermeabile, prepariamo l’attrezzatura e silenziosamente ci incamminiamo verso NaturaTrafoi, il centro visite in questa zona del parco.
Mentre percorriamo quel breve tratto di strada si cominciano a sentire le prime grida. Per me è in assoluto la prima volta e non vi è dubbio che se non sapessi di cosa si tratta sarei portato a pensare che sia il lamento di fantasmi che si aggirano nel buio della notte. Sono vicine, molto vicine, ben più di quanto mi aspettassi. La pioggia, che nel frattempo è arrivata anche qui, e la mancanza della luna per il cielo coperto contribuiscono a creare un’atmosfera ancora più spettrale.

Siamo alle porte del centro visite dove ci attende la guida Kurt che poco prima abbiamo visto arrivare con la sua auto. Nella penombra non riesco a distinguere i suoi tratti somatici per via del cappello verde che indossa per ripararsi dalla pioggia; l’unica cosa che riesco a percepire bene sono le mani segnate da anni di lavoro che reggono la prima di molte altre sigarette che fumerà durante il resto della mattinata. Mi presento sottovoce, Anita lo saluta (si sono già conosciuti la settimana prima) ed insieme prestiamo attenzione ai suoni che provengono dal prato… emozionante!
Ci spostiamo dall’altro lato dell’edificio. Kurt estrae un tubo di plastica a forma di cono e con nostra sorpresa inizia ad emettere gli stessi suoni che provengono dal prato. In men che non si dica si instaura un vero e proprio dialogo tra lui ed uno dei maschi dominanti che lentamente si avvicina a noi. Riusciamo quasi a scorgerlo nel buio, ma in breve si allontana e scende al fiume per risalire il pendio lungo il versante opposto, probabilmente seguito dalle femmine.

Questa è la mia primissima esperienza con il bramito del cervo e, nonostante non sia ovviamente riuscito a scattare nessuna foto in quei pochi minuti, non posso descrivere l’emozione che si prova nel sentire quel richiamo profondo che rieccheggia nel bosco.

La luce del giorno comincia a rischiarare il paesaggio nonostante il cielo plumbeo. Le cime del gruppo dell’Ortles sono parzialmente innevate con le nubi che ne lambiscono le pareti. Intorno a noi è calato il silenzio: i pochi suoni che si sentono sono lo scorrere del torrente ed i primi rumori del paese che si risveglia. Non si riesce ancora bene a distinguere il versante opposto della stretta valle, ma i cervi devono essere lì!
Passa ancora del tempo e finalmente la luce rischiara la vista. Osserviamo con attenzione la mugheta di fronte a noi e vediamo spuntare tra gli alberi spunta una prima femmina di cervo. Poco dopo ne individuiamo altre due ed un giovane. Pascolano lì, di fronte a noi seppur a debita distanza, ma stranamente non si vede nessun maschio; forse controlla il suo harem nascosto dietro ad un larice.

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Sono quasi le 8 quando un bel maschio robusto si vede comparire brevemente sopra ad un costone. Sparisce quindi tra gli alberi e riappare poi di fronte a noi fermandosi con lo sguardo rivolto nella nostra direzione. Bellissimo!
Si fa ammirare per pochi secondi per poi sparire di nuovo; Anita riesce a scattargli qualche bella foto, mentre io mi mangerò le mani poco dopo perché la mia Canon 7D a 800 ISO non mi consente di avere la qualità di cui avrei bisogno. Senza contare peraltro che a questa sensibilità ISO e con un diaframma aperto a f/4 i tempi sono appena di 1/40″.
Una femmina si affaccia su di una piccola radura poco più a destra… sarà seguita dal maschio? Guardiamo bene attraverso i nostri obiettivi e scorgiamo il palco (o il “trofeo”, come lo chiama Kurt) tra i rami di un albero… eccolo di nuovo. Finalmente riesco a fotografarlo anch’io anche se sembra si diverta a giocare a nascondino.

Cervi al pascolo

Il concerto riprende e nuovamente la voce dei grossi maschi dominanti riempie l’aria.
Rimaniamo a Trafoi fino alle 11; Kurt, la guida, è sempre lì a farci compagnia e dimostra il suo incrollabile entusiamo nonostante possa godere di questo spettacolo della natura da moltissimi anni. «Porzelana!», esclama ripetutamente, «Quello è l’8! Ma dove è il 12?» (riferendosi alle punte del palco). E nel frattempo risponde a tutte le nostre domande sulle abitudini dei cervi, sulle loro caratteristiche fisiche, sul modo di avvicinarli, raccontandoci anche alcuni aneddoti di esperienze da lui vissute nel periodo del bramito.

Tirando le somme, al termine della mattinata (quasi sempre accompagnata da una leggera pioggerellina) avevamo visto con buona probabilità tutti i maschi presenti nella zona: 4 o 5, di cui uno molto giovane ancora al di fuori della giostra degli amori ma anche il tanto sospirato “12 punte” che si è fatto vedere proprio quando stavamo per andare via.

Esperienza bellissima, ma la speranza ora è quella di riuscire a fotografarli più da vicino allo stato selvatico (a differenza di molti scatti che, ci conferma lo stesso Kurt, sono fatti nei recinti). Il tempo del bramito si è quasi concluso… nel fine settimana faremo un ultimo tentativo, altrimenti l’appuntamento sarà rimandato al prossimo anno, magari con un pochino di esperienza in più.

La magia della Val Senales

Finito il tempo dei giri in mountain bike, con l’arrivo dell’autunno ricominciano le uscite fotografiche. Per il momento due giornate davvero fortunate, una nei primi giorni di settembre (di cui parlerò separatamente) ed una lo scorso 20 settembre nella meravigliosa Val Senales.
Una breve ma a tratti impegnativa camminata lungo i sentieri nei dintorni del lago di Vernago ha portato me ed Anita ad incontrare diverse specie di animali, alcuni osservati molte altre volte, mentre altri decisamente più inusuali.

Il primo avvistamento è stato quello di alcune femmine di capriolo al pascolo, seguite da diversi scoiattoli bruni che sembrano essere molto comuni nella zona. L’intera mattinata è stata accompagnata dal cinguettio di cince ed altri uccelli del bosco oltre che dai voli e dal gracchiare delle nocciolaie praticamente onnipresenti ad ogni nostro passo.
Senza dubbio però la sorpresa più grande della giornata è stata l’incontro con il picchio tridattilo (Picoides tridactylus), volatile piuttosto confidente nei confronti dell’uomo ma poco comune ed estremamente localizzato. Forse ci saremmo potuti avvicinare maggiormente, ma qualche scatto carino ed un breve video siamo riusciti a farlo comunque.

E’ stato interessante osservare il picchio, anche se la nostra posizione non ha di certo reso semplice la ripresa fotografica a causa dello sfondo illuminato dal primo sole su cui si stagliava il tronco da lui prescelto per la colazione. Ma la mattinata era ancora lunga ed altri incontri ci attendevano…

Fin da piccolo sono sempre stato affascinato dalla fauna alpina, ma nonostante io abbia passato in montagna tutte le estati della mia infanzia gli incontri con essa sono sempre stati abbastanza sporadici e fortuiti. Negli anni recenti, caratterizzati dalla passione per la fotografia naturalistica, le cose non sono andate tanto diversamente: camosci, aquile, lepri, volpi sono animali che ho visto, ma sempre da distanze tali da non poterne apprezzare i dettagli.
L’incontro in cui speravo maggiormente fin dalla partenza era quello con i camosci, uno dei simboli dell’ambiente montano. Non ho dovuto attendere molto… il desiderio si è avverato quando Anita ne ha avvistato uno a breve distanza!

Camoscio

Questo bell’esemplare ci ha lasciato giusto il tempo per qualche scatto per poi dileguarsi sul ripido pendio.
Ora, pensandoci, probabilmente mi sarei dovuto godere di più quel momento così a lungo atteso, ma d’altronde se non avessi speso quel tempo per scattare me ne sarei comunque pentito. La speranza, naturalmente, è che a questo primo incontro ravvicinato ne seguano altri nel futuro.
Prossimo obiettivo: i cervi con i loro imponenti palchi :asd:

Al termine della mattinata, trascorsa per lo più a praticare “caccia fotografica” (benché il termine non sia quello che preferisco per questo tipo di attività), la voglia di scattare non era ancora finita. Così, abbandonate in auto le cose inutili, abbiamo preso un altro sentiero per raggiungere quota 2000m e dedicarci un po’ alla fotografia di paesaggio.
Il nostro soggetto preferito? Un larice solitario, ultimo baluardo del bosco a quella altitudine.

L'ultimo sopravvissuto

Lidi e valli di Comacchio

Sono rientrato domenica da una vacanza di 10 giorni con la famiglia nella Riviera Adriatica e più precisamente da Lido di Pomposa nel comune di Comacchio. Abbiamo scelto questa località in parte per la breve distanza da Merano (circa 4 ore di auto comprese le soste) e in parte per la vicinanza ad alcune aree particolarmente indicate per il birdwatching, consci che il mare non sarebbe stato granché come del resto lo è anche nel resto della riviera romagnola.
Il luogo per me più interessante erano le saline di Comacchio, che da circa 15 anni ospitano la seconda più grande colonia nidificante di fenicotteri rosa del nostro Paese oltre a moltissime altre specie di uccelli stanziali o di passaggio durante la migrazione.

I primi giorni della vacanza sono stati prevalentemente spiaggia e famiglia, mentre la mattina del 4° o 5° giorno (non ricordo bene) ho preso la mia mountain bike ed ho fatto un giro di circa 37 km che dal mare mi ha portato fino alle Valli di Comacchio a ridosso delle ex saline, ora riserva naturale cuore del Parco del Delta del Po.
Già durante questa escursione ciclistica, senza particolari fini se non quello di macinare un po’ di chilometri, ho avuto modo di osservare diverse specie compresi i bellissimi fenicotteri che però si trovavano ad una distanza ragguardevole.
Giunto al Bettolino di Foce, ristorante tipico nonché ufficio informazioni per quanto riguarda le escursioni nelle Valli di Comacchio (qui il sito ufficiale), ho preso alcuni depliant in previsione di un’uscita a scopo ornitologico ed infatti due giorni dopo ho partecipato ad una visita guidata in battello lungo i vecchi canali delle Valli.

Le foto che seguono sono solo alcune delle molte scattate. In diversi casi si tratta di ritagli della foto originale, ma le foto sono per il momento ancora senza postproduzione…

Comacchio

CormoranoGarzetta
Fenicotteri rosaAirone guardabuoi

Le uscite in battello vengono effettuate ogni giorno e portano a scoprire la natura del luogo e la storia della famosa pesca alle anguille, che oggi viene praticata in misura molto minore in quanto la specie è a forte rischio. Al giovedì invece si può partecipare ad una breve escursione in bicicletta, rigorosamente accompagnati da una guida ambientale, all’interno dell’area delle saline; qui si possono osservare da vicino le migliaia di uccelli che abitano le Valli e conoscere un po’ di storia anche sul prelievo del sale che avveniva nell’area fino al 1984.
Potevo lasciarmi sfuggire anche questa occasione?

comacchio06 VolpocheFenicottero rosa
Fenicottero rosaSterna comune
Piro piro boschereccioAvocette
comacchio13comacchio14

Non sono mancate le osservazioni anche nel campeggio in cui ci trovavamo. Davanti al nostro caravan si aggiravano di continuo alcuni codirossi spazzacamino e molti colombacci. Un po’ ovunque in giro per il campeggio, inoltre, saltellavano gazze e ghiandaie…

comacchio15comacchio16

Nel complesso, oltre che dal punto di vista familiare, è stata una vacanza abbastanza ricca di osservazioni ornitologiche. Questa la checklist più o meno completa (in grassetto le specie che osservo per la prima volta) più o meno in ordine di apparizione:

  • Gabbiano comune (Larus ridibundus)
  • Gabbiano reale mediterraneo (Larus michahellis)
  • Colombaccio (Columba palumbus)
  • Ghiandaia (Garrulus glandarius)
  • Gazza (Pica pica)
  • Codirosso spazzacamino (Phoenicurus ochruros)
  • Cinciallegra (Parus major)
  • Garzetta (Egretta garzetta)
  • Airone bianco maggiore (Egretta alba)
  • Airone guardabuoi (Bubulcus ibis)
  • Airone cinerino (Ardea cinerea)
  • Cavaliere d’Italia (Himantopus himantopus)
  • Fenicottero rosa (Phoenicopterus ruber)
  • Sterna comune (Sterna hirundo)
  • Gabbiano roseo (Chroicocephalus genei)
  • Beccapesci (Sterna sanvicensis)
  • Beccaccia di mare (Haematopus ostralegus)
  • Rondine (Hirundo rustica)
  • Volpoca (Tadorna tadorna)
  • Chiurlo maggiore (Numenius arquata)
  • Svasso maggiore (Podiceps cristatus)
  • Germano reale (Anas platyrhynchos)
  • Cormorano (Phalacrocorax carbo)
  • Marangone minore (Phalacrocorax pygmeus)
  • Avocetta (Recurvirostra avosetta)
  • Spatola bianca (Platalea leucorodia)
  • Piro piro piccolo (Actitis hypoleucos)
  • Piro piro boschereccio (Tringa glareola)
  • Gheppio (Falco tinnunculus)
  • Picchio rosso maggiore (Dendrocopos major)
  • Sgarza ciuffetto (Ardeola ralloides)
  • Nitticora (Nycticorax nycticorax)
  • Gallinella d’acqua (Gallinula chloropus)

Oltre a questi, sicuramente c’era qualche passeriforme che però non sono riuscito ad identificare. Si aggiungono quindi 8 nuove specie alla mia personale checklist oltre alle due recenti osservazioni di un cuculo (Cuculus canorus) e di un usignolo (Luscinia megarhynchos), sentiti spesso ma mai visti.

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