caccia fotografica

La magia della Val Senales

Finito il tempo dei giri in mountain bike, con l’arrivo dell’autunno ricominciano le uscite fotografiche. Per il momento due giornate davvero fortunate, una nei primi giorni di settembre (di cui parlerò separatamente) ed una lo scorso 20 settembre nella meravigliosa Val Senales.
Una breve ma a tratti impegnativa camminata lungo i sentieri nei dintorni del lago di Vernago ha portato me ed Anita ad incontrare diverse specie di animali, alcuni osservati molte altre volte, mentre altri decisamente più inusuali.

Il primo avvistamento è stato quello di alcune femmine di capriolo al pascolo, seguite da diversi scoiattoli bruni che sembrano essere molto comuni nella zona. L’intera mattinata è stata accompagnata dal cinguettio di cince ed altri uccelli del bosco oltre che dai voli e dal gracchiare delle nocciolaie praticamente onnipresenti ad ogni nostro passo.
Senza dubbio però la sorpresa più grande della giornata è stata l’incontro con il picchio tridattilo (Picoides tridactylus), volatile piuttosto confidente nei confronti dell’uomo ma poco comune ed estremamente localizzato. Forse ci saremmo potuti avvicinare maggiormente, ma qualche scatto carino ed un breve video siamo riusciti a farlo comunque.

E’ stato interessante osservare il picchio, anche se la nostra posizione non ha di certo reso semplice la ripresa fotografica a causa dello sfondo illuminato dal primo sole su cui si stagliava il tronco da lui prescelto per la colazione. Ma la mattinata era ancora lunga ed altri incontri ci attendevano…

Fin da piccolo sono sempre stato affascinato dalla fauna alpina, ma nonostante io abbia passato in montagna tutte le estati della mia infanzia gli incontri con essa sono sempre stati abbastanza sporadici e fortuiti. Negli anni recenti, caratterizzati dalla passione per la fotografia naturalistica, le cose non sono andate tanto diversamente: camosci, aquile, lepri, volpi sono animali che ho visto, ma sempre da distanze tali da non poterne apprezzare i dettagli.
L’incontro in cui speravo maggiormente fin dalla partenza era quello con i camosci, uno dei simboli dell’ambiente montano. Non ho dovuto attendere molto… il desiderio si è avverato quando Anita ne ha avvistato uno a breve distanza!

Camoscio

Questo bell’esemplare ci ha lasciato giusto il tempo per qualche scatto per poi dileguarsi sul ripido pendio.
Ora, pensandoci, probabilmente mi sarei dovuto godere di più quel momento così a lungo atteso, ma d’altronde se non avessi speso quel tempo per scattare me ne sarei comunque pentito. La speranza, naturalmente, è che a questo primo incontro ravvicinato ne seguano altri nel futuro.
Prossimo obiettivo: i cervi con i loro imponenti palchi :asd:

Al termine della mattinata, trascorsa per lo più a praticare “caccia fotografica” (benché il termine non sia quello che preferisco per questo tipo di attività), la voglia di scattare non era ancora finita. Così, abbandonate in auto le cose inutili, abbiamo preso un altro sentiero per raggiungere quota 2000m e dedicarci un po’ alla fotografia di paesaggio.
Il nostro soggetto preferito? Un larice solitario, ultimo baluardo del bosco a quella altitudine.

L'ultimo sopravvissuto

Ancora niente salamandre…

Chi mi segue saprà bene che da un paio d’anni alcune delle mie uscite sono dedicate alla salamandra pezzata, anfibio particolarmente vistoso per la sua colorazione nera a macchie gialle. Questo simpatico animaletto era frequente nei nostri boschi, ma da diversi anni non se ne vedono più molte. Ricordo che quand’ero piccolo bastava una giornata di pioggia per vederle lungo i sentieri nei boschi o lungo i Waalweg sparsi nel Burgraviato; ma oggi a quanto pare non è più così.

Lo scorso venerdì l’amico Mirko Masieri ha avuto fortuna ed ha avuto modo di scattare diverse foto, pubblicate sul suo profilo Facebook. Io quel giorno lavoravo, ma avevo avuto la stessa idea per il fine settimana; anche se poi a me non è andata altrettanto bene nonostante il meteo estremamente favorevole. Domenica c’era una continua alternanza di pioggia e schiarite, ma di salamandre nemmeno l’ombra.
Morale della favola… sono finito nuovamente a fotografare funghi e insetti.

Ma va bene lo stesso. In quel paio di ore trascorse da solo ho comunque avuto anche modo di riflettere sull’approccio che mi sembra di avere ultimamente nelle mie uscite fotografiche, più simile a quello di un cacciatore che a quello di un naturalista. Devo ricominciare ad osservare tutto ciò che mi circonda anziché fossilizzarmi su di un unico obiettivo… forse così torneranno ad essere i soggetti che cercano me e non viceversa!

La caccia, se fotografica, è più proficua!

Di caccia si parla spesso ed ognuno ha le sue idee. Da un lato quelli contro la caccia (me compreso) che la ritengono uno sport crudele; dall’altra i cacciatori che si giustificano con l’amore per la natura che, grazie a tale pratica, crea un legame stretto con l’ambiente, il bosco, gli stessi animali uccisi.
Sul forum del Canon Club Italia, tuttavia, uno degli utenti (Gianky) ha buttato lì una frase che è di forte impatto a mio parere:

«La stagione della caccia è appena iniziata. L’unica soddisfazione è che ne prendiamo più noi con la fotocamera che loro con i fucili»

Questa frase è geniale! Un cacciatore, per quanto “bravo” sia, deve comunque sottostare a numerosi regolamenti; per la caccia agli ungolati ci sono limitazioni nel numero di capi che è possibile abbattere e, per alcune specie in particolare (ad esempio lo stambecco), è necessario addirittura attendere anni per essere estratti ed autorizzati così all’abbattimento di un esemplare. Per quanto riguarda poi l’avifauna, le specie non cacciabili sono molte, pur essendo spesso – purtroppo – protagoniste di abbattimenti irregolari frutto del bracconaggio.

E allora? Certo… c’è chi va a caccia per avere un piatto prelibato sulla propria tavola, ma molti lo fanno solo per sport. E allora… perché non sostituire la canna del fucile con l’obiettivo della fotocamera???
Attraverso la caccia fotografica è possibile esibire sulle pareti della propria abitazione (anche se in forma cartacea) dei trofei che altrimenti non si potrebbero avere. In camera mia sono appese le foto degli aironi che ho fotografato, uccelli la cui caccia è vietata. E ciò nonostante il contatto con la natura è lo stesso di un cacciatore: appostamenti in capanno, aria pulita dei boschi, contatto stretto con gli animali. E senza bisogno di togliere alcuna vita!

Invito chi condividesse il pensiero riportato sopra a diffondere la frase scritta dall’amico Gianky. Ogni commento a riguardo è ben apprezzato!

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