birdwatching

I piccoli sono i migliori

Sono ormai alcuni weekend che in compagnia di Paolo e Stefano stiamo cercando il modo migliore per fotografare gli aironi, ma purtroppo non ne abbiamo ancora avuto l’occasione. In compenso le nostre uscite fotografiche continuano a riservare sorprese.

Martedì mattina, mio unico giorno di ferie per Pasqua (sigh), io e Stefano ci siamo recati nuovamente al biotopo del Delta del Valsura e la sorte con gli aironi è stata sempre la stessa. Ma forse stavamo partendo da un presupposto sbagliato; chi ha detto, infatti, che sono meglio gli aironi di altri piccoli abitanti del canneto?
Dopo un paio d’ore di attesa nel capanno, dunque, abbiamo deciso di spostarci e di provare a fare qualche bello scatto nei pressi dello stagno dove sabato ho fotografato il luì piccolo (Phylloscopus collybita). Ed i risultati non han tardato ad arrivare.
Sdraiati a terra, con la massima discrezione, abbiamo osservato i movimenti del mestolone (Anas clypeata) che nuotava tranquillo a circa 20 metri da noi. Poi si è spostato verso il centro del canneto, avvicinandosi alla nostra posizione; ed al momento opportuno ho avuto la possibilità di fare qualche scatto tra cui quello che segue.

Mestolone

La mattinata era già stata molto interessante fino a quel momento, anche se i risultati dal punto di vista fotografico non si erano ancora visti. In particolare l’evento più emozionante è stato vedere un bellissimo maschio di falco di palude (Circus aeruginosus) passarci a poco meno di 10 metri di distanza… è la prima volta che mi capita di osservarlo e va anche lui ad aggiungersi alla mia personale checklist! 🙂

A Stefano purtroppo con il mestolone non è andata altrettanto bene; in compenso ci siamo divertiti moltissimo con i luì piccoli. C’è da dire che anche loro non stanno mai fermi ed inquadrarli bene non è semplice, ma con un po’ di pazienza i risultati arrivano!! Nella galleria “Avifauna” ho inserito un’immagine che senza dubbio è una delle migliori che ho scattato negli ultimi tempi, anche perché è stata meditata e cercata per oltre un’ora e 200 scatti.
A breve, come dicevo sopra, molte di queste foto finiranno nelle gallerie di GegeOnLine. Ma il sabato potrebbe riservare ulteriori sorprese… speriamo!!

E’ arrivata la primavera

Uscita interessante questa mattina al solito Valsura, anche se sarò molto telegrafico, lasciando invece parlare le immagini. L’obiettivo sarebbero stati nuovamente gli aironi, che però oggi hanno eletto a posatoio l’albero sbagliato. In compenso le osservazioni sono state molto interessanti; oltre a folaghe, germani, pettirossi, tordi e l’immancabile scricciolo, queste sono le specie più interessanti: 8-10 aironi cinerini, un mestolone, un saltimpalo ed un cormorano che con tutta probabilità apparteneva alla sottospecie Phalacrocorax carbo sinensis. Ecco qui le immagini…


Le immagini sono tutte ritagli, ma hanno scopo più che altro documentativo.
Qualche scatto decisamente interessante invece l’ho fatto al vero protagonista della mattinata, il luì piccolo, di cui abbiamo praticamente subito una vera e propria invasione! 🙂

Luì piccolo (Phylloscopus collybita)

E dato che il tempo a disposizione era parecchio, in attesa che si avvicinassero gli aironi, abbiamo anche sistemato meglio il capanno

…e la ripresa (?)

Oddio, avrei sperato in qualcosa di meglio, ma è comunque meglio di niente. Sto parlando dell’uscita di questa mattina in compagnia di Stefano, sfruttando il capanno che avevamo preparato con Paolo la settimana scorsa…

Speravamo di riuscire a fotografare gli aironi ed in particolare l’airone bianco maggiore che da qualche settimana sta frequentando il biotopo del Valsura. Quest’ultimo però si è poggiato proprio dalla parte opposta del lago, troppo distante per ottenere qualcosa di buono. In compenso ci siamo divertiti con qualche piccolo uccelletto che gironzolava intorno al capanno ed io in particolare con uno scricciolo (Troglodytes troglodytes) che s’è presentato a meno di 1 metro dalla mia posizione.


Interessante da vedere, anche se un po’ crudele, le diverse “spiumate” (vedi foto 4) ad opera di predatori. Tra i tanti mucchietti di penne e piume, anche quelle di una ghiandaia di cui ho raccolto una penna per ricordo.

A scopo di diario, ecco cosa ho visto oggi: airone cinerino, airone bianco maggiore, tuffetti (2 coppie), folaga, oca selvatica, germani, cinciallegre, cinciarelle, pettirosso, scricciolo, codibugnoli e alcuni rapaci non meglio identificati.

Avvicinamento

Fotografare animali non è facile; oltre ad una bella dose di pazienza, spesso ci vuole fortuna e la conoscenza dei soggetti. E’ un po’ a questo che è servita l’uscita di ieri mattina insieme a Paolo; il fine ultimo era quello di fotografare il merlo acquaiolo, ma per poter avere delle belle immagini il soggetto era ancora un po’ troppo lontano (l’ultima foto che vedete qui sotto purtroppo è un ritaglio)…


In compenso ne abbiamo studiato i movimenti ed il comportamento e se tutto va bene, meteo permettendo, sabato prossimo dovremmo riuscire a portare a casa qualche scatto interessante.
I punti preferiti di immersione sono sempre dove c’è corrente. Eravamo appostati davanti ad un posatoio, ma da qui non s’è mai tuffato ed infatti in quel punto l’acqua è molto più calma (vedi foto del germano). Al contrario, si immergeva poco più su dove le rocce creavano una corrente un po’ più forte: scendeva in acqua, si faceva trascinare e poi saliva sulla roccia più sotto; poi di nuovo in acqua e quando la zona di corrente finiva, tornava in volo verso le prime rocce e rifaceva il giro.

Per sabato prossimo sappiamo (o crediamo di sapere) come organizzarci. Vedremo poi se gli sforzi verranno ripagati… stay tuned!

Viaggio in Scozia – giorno 6

Oggi giornata alternativa!
Il programma del tour prevedeva, questa mattina, l’imbarco sul traghetto che da John O’Groats porta alle isole Orcadi dove avremmo dovuto visitare la cappella italiana, la cattedrale di St. Magnus ed il sito archeologico di Skara Brae. Arrivati a John O’Groats però, causa mare un po’ troppo agitato per i nostri gusti, io e Jenny abbiamo deciso di rientrare a Thurso; così abbiamo fatto un giro tra i negozietti del villaggio di John O’Groats (che prende il nome dal mercante olandese Jan de Groot) e siamo tornati indietro con l’autobus di linea numero 80.
La scelta è stata azzeccata. Non solo abbiamo potuto godere un po’ meglio della vita del posto, attraversando con l’autobus anche i piccoli villaggi, ma per qualche ora ci siamo immersi tra la gente del luogo senza guide o altri compagni di viaggio e ci siamo presi il tempo per stare un po’ insieme.
Oltretutto il ritorno in autobus mi ha permesso di vedere (anche se non fotografare) nei campi una varietà di avifauna che lungo la strada principale non avevo notato: avocette, pavoncelle ed altri trampolieri, gabbiani, corvidi vari, aironi… insomma… tutte ottime informazioni per un’eventuale ritorno in Scozia!

A pranzo siamo stati a mangiare in un pub, dove nonostante la scarsa conoscenza dell’inglese ce la siamo cavata in qualche modo, mangiando le baked potato che oramai stanno diventando il simbolo del nostro viaggio (anche perché non c’è molta varietà di pietanze, qui in Scozia).
Nel pomeriggio, poi, siamo andati sulla spiaggia di Thurso, lasciata libera dalla bassa marea, dove finalmente sono riuscito a fotografare abbastanza bene quei trampolieri che da giorni “inseguivo” e che nel frattempo ho scoperto essere beccacce di mare.
E’ incredibile come la gente qui sia abituata al freddo: mentre io e Jenny eravamo imbottiti con felpa e giacca a vento, dei ragazzini entravano in acqua in canotta e pantaloncini corti. E’ vero che c’era il sole, ma il vento che spira dall’oceano vi posso assicurare che è davvero gelido!


Nel complesso è stata una bellissima giornata e finalmente abbiamo avuto il tempo di scrivere le cartoline e girare per negozi senza fretta. Tutto sommato, poi, dal racconto dei nostri compagni di viaggio, non ci siamo persi molto se escludiamo il matrimonio scozzese alla cattedrale di St. Magnus. E un po’ mi dispiace non aver visto l’insediamento neolitico di Skara Brae, ma… pazienza. Quantomeno ho avuto il tempo di fare un po’ di foto che mi interessavano!
Ah, tra l’altro alle Orcadi pensavo fosse possibile vedere un po’ di uccelli marini, tra cui i puffin (pulcinella di mare) che da tempo spero di vedere. Invece Anna, la nostra guida, ha fin dall’inizio disilluso le mie speranze. Quindi davvero non ho perso nulla! 😛

Giorgio all’opera…

Un grazie a Yubi per la dedica di questa immagine, che ricalca benissimo le frustrazioni del birdwatcher e/o fotografo naturalista: ore ed ore in un capanno in attesa che qualcosa passi davanti all’obiettivo, mentre tutt’intorno la fauna locale sembra prendersi prende gioco di te!

L'illustrazione è di Alexis Nouilhat, cui appartengono i diritti d'autore.

P.S.: mi ricorda soprattutto i racconti di Paolo sull’upupa e sul martin pescatore! 😆

Il capanno

Era tanto tempo che non avevo così tante cose da raccontare! Negli ultimi tempi la mia vita era più che altro casa-lavoro e di quest’ultimo preferisco non parlare più di tanto.
Ma torniamo al presente. Questa mattina ho accompagnato Jenny a Bolzano per un corso d’aggiornamento e ne ho approfittato per andare al Lago di Caldaro a fare qualche foto. Anche in questo caso è stato più che altro un primo approccio con il posto e le foto decenti son ben poche, ma sono comunque contento di com’è andata la mattinata. Avevo già visto girare svassi, folaghe e anatre varie nel porticciolo e quindi, per provare, ho esplorato la zona nei dintorni, senza violare questa volta i divieti d’accesso 🙂

Capanno a CaldaroAd un certo punto ho visto 4-5 aironi volare e scendere di nuovo sulla riva del lago. Purtroppo li ho visti troppo tardi, loro mi ha visto e dopo un attimo di esitazione son scappati. In compenso poco distante da lì ho trovato un capanno di fortuna fatto con rami, teli di iuta (quella dei sacchi di patate, per capirci) e canne poggiate sopra per mimetizzarlo. Dappertutto c’erano piccole feritoie da cui far uscire l’obiettivo della macchina… non so se si tratta di un capanno da caccia (in teoria è improbabile), ma certo è ottimo per fotografare! Da lì, nonostante sia stato solo 2 orette, ho visto da vicino folaghe, svassi, qualche anatra e scattato qualche foto.
Ma la cosa più bella è stata passare quel tempo all’aria aperta: niente rumore di auto, solo il canto degli uccelli e il suono delle onde che battevano sui tronchi immersi nell’acqua. Penso di sapere cosa fare il prossimo lunedì…

Finalmente la neve

Con un titolo così minimo minimo mi aspetto parolacce da mezza Italia, quella mezza Italia che a causa della neve è rimasta “paralizzata”. Beh, non credete… anch’io in questi giorni son andato a lavorare in macchina e con i 30 cm di neve che son caduti non è che sia stato particolarmente agevole.
Nonostante i disagi, però, la neve esercita sempre il suo fascino. Era da anni che speravo di avere libero un giorno in cui la neve era ancora sugli alberi. Quest’anno è nevicato diverse volte, ma una volta lavoravo, una volta s’è sciolta subito e l’ultima dopo la neve è piovuto appesantendo la neve che è crollata in men che non si dica dagli alberi.
Ma a che cavolo mi serve la neve sugli alberi direte voi… La risposta è semplice: FOTO!
Erano appunto anni che volevo fotografare non la neve in sé, ma i vari uccellini (pettirossi, cince, fringuelli, tordi, ecc. ecc.) appollaiati sui rami carichi di neve. E finalmente ne ho avuto la possibilità. Nonostante il pesante raffreddore che mi ha preso in questi giorni ho passato tutta la mattinata di ieri a fotografare… Ad un certo punto mi sentivo un po’ San Francesco, attorniato com’ero da 2 merli, 1 tordo, 3 pettirossi e varie cince che mi stavano a pochi metri osservandomi. I più interessanti comunque sono stati i pettirossi… come mi fermavo da qualche parte si avvicinavano, quasi lasciandosi toccare. Per fotografarli non ho avuto problemi… stavano senza problemi a 20 cm dall’obbiettivo! E uno poi s’è fatto dar da mangiare dalla mia mano 🙂
Purtroppo le foto ancora non sono pronte (uso ancora le diapositive), ma appena avrò il risultato sicuramente ne metterò qualcuna sul sito!!

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