politica e società

Napoli: rifiuti e termovalorizzatori

Sono settimane ormai che i telegiornali non parlano d’altro e mille cose si sono dette sull’emergenza dei rifiuti in Campania. I napoletani danno la colpa a Bassolino e Iervolino, rispettivamente presidente della Regione e sindaco di Napoli; a livello nazionale la politica punta il dito contro il Ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio chiedendone le dimissioni, soprattutto dall’opposizione…
Ma cosa sta succedendo davvero a Napoli? Non sono solito occuparmi di politica su questo blog, ma il punto di vista ambientale invece mi sta molto a cuore e molte delle cose che ho sentito in questi giorni mi fanno inorridire.

Le colpe
Se proprio dobbiamo cercare un colpevole, non vi è ombra di dubbio che i maggiori rappresentanti delle amministrazioni campane debbano stare nell’occhio del ciclone. Ma trovo anche ridicolo che si arrivi sempre a polemiche a livello nazionale…
In primo luogo, Berlusconi & company farebbero bene a ricordare che l’emergenza rifiuti in Campania è tale già dal 1994, quando venne nominato il primo Commissariato. Proprio nel ’94 nasceva il primo Governo Berlusconi; e dal 2001 al 2006 la destra è stata al governo, nuovamente con Berlusconi. Tempo a disposizione volendo ce n’era…
In secondo luogo, come fa notare anche Beppe Grillo sul suo blog, la politica (ed in particolare Forza Italia con i vari Vito, Bondi, Cicchitto…) sta cercando nel Ministro dell’Ambiente il suo capro espiatorio, accusandolo di inadeguatezza per il suo ostruzionismo nei confronti dei termovalorizzatori. Ma siamo sicuri che la colpa sia sua? Come dice Grillo… possibile che la colpa sia di chi al posto dei termovalorizzatori vuole la raccolta differenziata e l’aria pulita?

A proposito di raccolta differenziata…
In Trentino-Alto Adige in questi giorni si è parlato, a livello politico, dello smaltimento dei rifiuti campani; e giustamente ci sono forti opposizioni…
Anche qui abbiamo le nostre discariche, tarate chiaramente sulla popolazione della regione. E la raccolta differenziata la facciamo! Si parla di circa il 60% dei rifiuti riciclati; abbiamo bidoni per vetro, carta, alluminio, plastica, verde, umido… e per quello che non si può buttare nei bidoni ci sono centri di raccolta e centri di riciclaggio (dove io tra un po’ ho l’abbonamento 🙂 ).
In Campania, secondo Legambiente, siamo a poco più del 10% nel 2001. E’ inaccettabile! Peraltro forse non è tutta colpa delle istituzioni, dato che si parla anche di «uno scarso coinvolgimento emotivo degli utenti, poco responsabilizzati ed evidentemente non partecipati al servizio». Onestamente se vivessi in una città soffocata dai rifiuti, il coinvolgimento emotivo penso ci sarebbe!

No ai termovalorizzatori
Che i rifiuti bruciati per strada siano più nocivi dei termovalorizzatori non vi è dubbio; i danni, sia ambientali che per la salute dei cittadini, possono essere notevoli (basti pensare alla diossina che ne viene liberata). Ma è vero anche che la costruzione di un termovalorizzatore non è immediata; e se con gli enormi stanziamenti fossero state avviate della campagne SERIE di raccolta differenziata, FORSE non sarebbero necessari molti impianti per l’incenerimento e le discariche sarebbero un po’ meno piene.
In questo mi trovo perfettamente in linea con il pensiero di Alfonso Pecoraro Scanio e Beppe Grillo. Bruciare i rifiuti non è la soluzione! I problemi non vanno risolti sempre nella maniera più rapida; pianificare la raccolta dei rifiuti non sarà semplice, ma è possibile!

Domande senza risposta?
Osservando ciò che avviene attraverso i TG, ci sono molte domande che non posso fare a meno di pormi. Concludo quindi con alcune di queste…

  1. Perché a Posillipo rifiuti in giro per strada non se ne vedono? Dove finiscono i rifiuti della “Napoli bene”?
  2. Perché si vede gente di paesi della Campania che viene intervistata e che non vuole una discarica nel territorio del proprio comune e che al contempo si lamenta delle montagne di rifiuti che si trova in strada?
  3. Dove sono finiti tutti i soldi pubblici che sono stati stanziati, già dal 1994, per risolvere il problema?
  4. Perché una parte delle persone che protestano (tenendo a precisare che la maggior parte sono persone civili) si permettono di assalire perfino i pompieri (che spesso sono pure volontari)?!
  5. E per finire… perché tutte le regioni italiane devono avere le proprie discariche (fino a 20 in alcuni casi) e la Campania invece è l’unica regione ad averle chiuse tutte???

E come si dice in questi casi… ai posteri l’ardua sentenza!!

Concentrato di galline

Quando comprate delle uova avete mai fatto caso a cosa sta scritto sulla confezione? Da qualche anno, i produttori di uova sono obbligati a riportare sulla confezione tutta una serie di dati per la tracciabilità del prodotto, ma non solo. Ci sono infatti diverse diciture sulle scatole e si distinguono in:

  • allevamento in batteria
  • allevamento a terra
  • allevamento biologico
  • allevamento all’aperto

Ma cosa cambia da un tipo di allevamento all’altro?
Proprio ieri stavo seguendo su Raiuno le repliche di Linea Verde e lo chef Vissani, conduttore della trasmissione, si trovava in un allevamento di galline da uova della Romagna che ospita circa 300.000 esemplari di galline. E nel descrivere l’allevamento, sia il proprietario che il conduttore tessevano le lodi al sistema di allevamento in batteria che, stando alle loro parole, era molto naturale: spazio per muoversi, trespoli per poggiarsi, abbeveratoi, cibi esclusivamente vegetali e nidi per covare.

NATURALE?!?! Non so se qualcuno ha visto la trasmissione, ma sentir parlare di «allevamento naturale» e vedere nello stesso tempo le immagini di quei poveri animali, costretti in gabbiette all’interno dei capannoni (10 galline per poco più di un metro quadrato) mi ha lasciato veramente l’amaro in bocca.
E non è solo l’allevamento in batteria a mettere tristezza: spesso si è portati a pensare che le uova da allevamento a terra sia più naturale. Beh, niente di più sbagliato! Le galline allevate a terra non vedranno mai la luce del sole… la loro vita si svolge all’interno dei capannoni, stipate tanto quanto quelle allevate in batteria; l’unica differenza è che invece di stare in gabbie di ferro, queste galline sono adagiate su di una superficie coperta da granaglie e sono “libere di muoversi” all’interno della struttura. Ma nulla di più. E anche qui le immagini del servizio di Linea Verde erano più che esaustive!
Per non parliare della sorte dei pulcini! Riporto da saicosamangi.info: «Negli allevamenti che producono galline ovaiole, i pulcini maschi (inutili al mercato in quanto non in grado di produrre uova, né adatti alla produzione di carne di pollo) sono gettati vivi in un tritacarne, o soffocati in buste di plastica, o schiacciati in apposite macchine per diventare mangime».
Devo aggiungere altro? :puzzled:

Quando vado al supermercato ed acquisto uova, faccio sempre attenzione che il tipo di allevamento sia quantomeno del tipo “all’aperto” (o ruspante), che garantisce agli animali una vita quantomeno dignitosa; le galline allevate con questo metodo, infatti, oltre a vedere la luce del sole e vivere in maniera naturale, hanno la garanzia di avere almeno 4 metri quadrati a propria disposizione (per singolo animale).
Ed il biologico? Benissimo anche quello! La dicitura “biologico”, infatti, prevede unicamente l’allevamento a terra. E come ulteriore garanzia e tutela degli animali (e della nostra salute) richiede l’utilizzo di mangimi derivati esclusivamente da agricoltura biologica, così come è vietato l’utilizzo di additivi, di OGM o di farine di pesce.

Insomma… quando dovete comprare delle uova, fate caso a quello che leggete sulla confezione. E ricordatevi che un uovo non vale l’altro!

Se volete approfondire il tema, ecco qualche link utile:
http://www.centroconsumatori.it/43v377d756.html
http://www.saicosamangi.info/allevamenti/etica/galline.html
http://www.infolav.org/lenostrecampagne/allevamenti/gallineovaiole/

Inceneritore a Bolzano: Beppe Grillo contro i politici

E’ da poco iniziato un tour di Beppe Grillo che lo porterà in molti comuni italiani; lunedì prossimo è il turno di Bolzano ed il noto comico, da tempo impegnato (tra le altre cose) a favore dell’ambiente, ha chiesto un incontro con il presidente della Provincia Durnwalder e con il sindaco di Bolzano Spagnolli per discutere dell’inceneritore che è stato previsto per il capoluogo altoatesino.
Ma le reazioni dei politici sono tutt’altro che positive. E attraverso le pagine dei quotidiani degli ultimi giorni entrambi hanno rifiutato l’invito (o “chiamata”, come l’hanno definita) di Beppe Grillo, dichiarando di non accettare imposizioni da parte del comico, nonostante la stima che hanno nei suoi confronti.

I retroscena della vicenda non li conosco e posso capire che un appuntamento fissato a senso unico (ore 15.00 nel palazzo della Provincia) può non essere gradito. Ma quello che mi fa schifo è il concetto finale che è stato espresso da Spagnolli e Durnwalder: «E’ già stato tutto deciso, l’inceneritore si farà».
Come troppo spesso accade, non c’è spazio al dialogo ed al confronto in Alto Adige. Tutto viene deciso sulla carta, ignorando le richieste della popolazione, delle associazioni, dei comitati cittadini. Aleggia ovunque un generale senso di potere incontrastabile, anche quando le argomentazioni fornite sono valide.
Mi auguro un ripensamento, mi auguro che quest’incontro si possa fare e mi auguro che le posizioni sull’inceneritore possano essere riviste. Ma onestamente le speranze sono vane; non è la prima volta che le amministrazioni locali fanno di testa propria e le proteste son sempre servite a poco, se non addirittura a peggiorare le cose.

Non entro troppo nel merito, perché sarebbe un discorso lungo e noioso. Ma per saperne di più fatevi un giro sul “meetup” degli amici di Beppe Grillo di Bolzano e provincia:
http://beppegrillo.meetup.com/157/boards/

Il verde della finanziaria 2007

Approfitto dei pochi minuti di pausa pranzo per pubblicare una riflessione sulla legge finanziaria 2007 tanto criticata negli ultimi mesi. E’ innegabile che il provvedimento dell’attuale governo abbia punti oscuri e discutibili; ne sono la dimostrazione non solo le manifestazioni in piazza, bensì anche i diversi “dietrofront” che sono stati fatti su alcune tematiche della finanziaria stessa. Ma ci sono anche diversi aspetti positivi.
Senza addentrarmi nei particolari delle varie riforme, che comunque io la pensi potrebbe dar luogo a polemiche, vorrei però soffermarmi sugli aspetti che riguardano le tematiche ambientali.

In tempi di elezioni avevo dichiarato che avrei votato a sinistra, ed in particolare i Verdi, perché appoggiavo il programma della coalizione e perché speravo in una spinta dei Verdi a favore dell’ambiente. E da quest’ultimo punto di vista sono contento di come si sta muovendo il partito del Ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio.
All’ambiente, finalmente, è stato destinato un cospicuo quantitativo di fondi economici, in netta opposizione (per fortuna!) ai tagli fatti dal precedente governo di Berlusconi. In questi giorni i Verdi hanno diramato un comunicato stampa ripreso da numerose testate, nel quale si comunicano i provvedimenti presi a favore dell’ambiente. Eccone una sintesi…

In tema di ENERGIA E RISPARMIO ENERGETICO sono state previste agevolazioni fiscali per la riqualificazione energetica degli edifici, per la costruzione di edifici ad alta efficienza, per l’installazione di pannelli solari, per l’acquisto di frigoriferi ad alta efficienza, ecc.; sono poi stati stanziati 300 milioni di euro in tre anni, provenienti dall’aumento del gettito IVA sul petrolio, destinati alla riduzione dei costi energetici per le fasce sociali più deboli. Ed ancora sono stati introdotti incentivi per la rottamazione di auto inquinanti (un provvedimento necessario, anche se purtroppo ha come svantaggio quello di attaccare le fasce sociali più deboli che non possono permettersi l’acquisto di un’auto nuova).
Interessante anche l’intervento a favore di chi rinuncia completamente all’auto, che riceverà un contributo fino a 80 euro per ogni auto rottamata nel 2007 ed il rimborso dell’abbonamento annuale ai mezzi pubblici del proprio Comune (non è molto, ma è già qualcosa!). 150 milioni di euro per il triennio 2007-2009 sono stati poi stanziati per la trasformazione di auto inquinanti Euro 0 o Euro 1 a gas Metano o GPL.
Ancora: 600 milioni di euro in tre anni serviranno a ridurre le emissioni inquinanti, secondo quanto previsto dal protocollo di Kyoto; 75 milioni di euro in tre anni per l’educazione, l’informazione e la cooperazione internazionale in ambito ambientale; incentivi verranno elargiti per motori industriali ad alta efficienza e velocità variabile, con detrazione fiscale fino a 1.500 euro per ogni motore installato nel 2007.
Inoltre si parla di incentivi per sistemi di illuminazione che consentono il risparmio energetico e per i carburanti ecocompatibili (90 milioni di euro in tre anni per i biocarburanti).

Dal punto di vista della PROTEZIONE DELL’AMBIENTE (territorio e mare) sono anche qui numerosi gli interventi ed i fondi. Ben 730 milioni di euro in tre anni serviranno a garantire la sicurezza del territorio, il 10% dei fondi ex Ponte sullo Stretto (evvai!) per la difesa del suolo in Calabria e Sicilia ed altri 265 milioni in tre anni per la bonifica di siti inquinati.
Per (credo) la prima volta, anche il mare beneficia di fondi stanziati dal governo: 150 milioni di euro in tre anni per il disinquinamento e l’attuazione della Convenzione di Barcellona; inoltre lo Stato chiederà risarcimenti agli inquinatori.
I parchi e le aree protette usufruiranno di 208 milioni di euro in tre anni, mentre 9 milioni in più in tre anni saranno destinati alla demolizione di opere abusive nelle aree naturali protette.
Importanti interventi anche per la lotta ai crimini ambientali e per la raccolta differenziata dei rifiuti; le Regioni dovranno infatti garantire sul proprio territorio una raccolta differenziata pari al 40% entro il 2007, al 50% entro il 2009, al 60% entro il 2011.
270 milioni di euro in tre anni, infine, andranno alla mobilità sostenibile.

Particolare riguardo al PROTOCOLLO DI KYOTO, per rispettare il quale sono stati destinati 200 milioni di euro per il triennio 2007-2009. Sarà compito del Ministro dell’Ambiente, di concerto con quello dello Sviluppo Economico e sentita la Conferenza Stato-Regioni, individuare le modalità di erogazione di finanziamenti a tasso agevolato a soggetti pubblici e privati. Il finanziamento prevede 7 settori prioritari: microgenerazione diffusa; impianti di piccola taglia per l’uso delle rinnovabili in produzione di elettricità e calore; sostituzione di motori elettrici industriali con potenza superiore a 45 Kw con motori ad alta efficienza; incremento dell’efficienza nel civile e terziario; eliminazione delle emissioni di protossido di azoto dai processi industriali; interventi strutturali sulla mobilità urbana (mezzi elettrificati, recupero di linee ferroviarie dismesse, ecocombustibili); progetti pilota di ricerca e sviluppo di nuove tecnologie e di nuove fonti di energia a basse emissioni o a emissioni zero.

Avrà anche le sue lacune, ma finalmente questa è una finanziaria per l’ambiente!

Crisi all’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica

Che molti enti pubblici siano in crisi è cosa risaputa, così come è risaputo (e purtroppo io, in quanto tecnico ATU del Ministero della Giustizia, ne so qualcosa) che anche il precariato è il male di molte aziende ed uffici pubblici. Ed a quanto pare la situazione è drammatica anche per l’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica (INFS), ente che «ha il compito di censire il patrimonio ambientale costituito dalla fauna selvatica, di studiarne lo stato, l’evoluzione ed i rapporti con le altre componenti ambientali, di elaborare progetti di intervento ricostituivo o migliorativo delle comunità animali e degli ambienti naturali con l’obiettivo di una riqualificazione faunistica del territorio nazionale, di effettuare e coordinare l’attività di inanellamento a scopo scientifico dell’avifauna sull’intero territorio italiano, di collaborare con gli organismi stranieri, ed in particolare con quelli dell’Unione Europea aventi analoghi compiti e finalità, di collaborare con le università e gli altri organismi di ricerca nazionali, di controllare e valutare gli interventi faunistici operati dalle regioni e dalle province autonome, di esprimere i pareri tecnico-scientifici richiesti dallo Stato e dagli enti locali».

Il compito istituzionale dell’INFS è di grande rilievo, dunque, ma a quanto pare questa istituzione risente da anni di problemi economici e di contrasti interni, al punto di diramare il seguente comunicato stampa con i quali si annuncia il blocco dell’attività dell’Istituto!

MOTIVAZIONI DEL BLOCCO DELL’ATTIVITA’
ALL’ISTITUTO NAZIONALE PER LA FAUNA SELVATICA

Ozzano dell’Emilia, 23-11-2006 – L’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica, INFS, Ente di ricerca con sede unica ad Ozzano dell’Emilia (Bologna) è in Italia l’Organo dello Stato che ha responsabilità del monitoraggio faunistico e della produzione delle indicazioni tecnico-scientifiche di supporto alle decisioni, in materia di conservazione della fauna e di gestione dell’ambiente, che vengono assunte dallo Stato, dalle Regioni, dalle Province e dalle Aree protette.
L’Istituto, che gode di ampio prestigio a livello internazionale a testimonianza della professionalità dei propri dipendenti, soffre ormai da anni di insostenibili carenze di organico (attualmente 30% della pianta organica approvata) e riduzioni (pari al -26% negli ultimi 10 anni), nonché di sistematici tagli ai fondi strutturali trasferiti dallo Stato.
Per l’anno 2007 il contributo dello Stato non è sufficiente a coprire nemmeno una parte delle spese di funzionamento ed addirittura è insufficiente alle sole spese di personale dipendente. Da anni il personale precario (pari a circa il 50% dell’attuale personale in servizio) non è finanziato dai contributi dello Stato, pur avendo contribuito in questi anni anche allo svolgimento delle attività istituzionali dell’Ente. Paradossalmente neppure l’esiguo contributo vigente viene erogato regolarmente: nulla è stato versato dello stanziamento per il 2006 e tuttora deve essere saldato gran parte di quello relativo al 2005.
Va ricordato anche che il personale dell’INFS non ha ancora visto applicati pienamente i contratti collettivi di lavoro relativi ai periodi 1998-2001 e 2002-2005; a titolo di esempio, non sono stati ancora versati gli arretrati contrattuali relativi agli anni 2004-2005, né sono stati ancora espletati i concorsi per le progressioni di carriera previsti nel contratto 1998-2001.
Il personale dell’INFS ha reagito a questa drammatica situazione ottenendo fonti di finanziamento alternative e stipulando numerose convenzioni e contratti, i quali hanno consentito di supplire, fino ad ora, ai tagli ed ai ritardi subiti nel trasferimento dei fondi ordinari da parte dello Stato. Oggi, tuttavia, la situazione è giunta al totale collasso. A tale riguardo si può citare il blocco dei pagamenti ai fornitori, necessariamente attivato dalla Direzione, al fine di garantire l’erogazione degli stipendi ai dipendenti negli ultimi mesi del 2006.
Ma sull’INFS gravano anche altre pesanti minacce; questo Ente è infatti da troppo tempo soggetto a violente ed indebite pressioni politiche che mirano a piegare la dignità professionale dei dipendenti, a fronte di pressioni ricattatorie connesse al trasferimento dei fondi ordinari, se non di chiusura definitiva dello stesso Ente. Tali pressioni, che originano sia da esponenti del mondo politico che da alcuni rappresentanti di Amministrazioni Regionali ed Associazioni venatorie, mirano ad ottenere che l’INFS produca pareri di comodo su materie sensibili in modo da giustificare una non corretta applicazione dei dettati delle Direttive comunitarie e delle norme nazionali in materia di conservazione della fauna.
Tutto questo in un contesto di gravi procedure di infrazione da parte dell’UE nei confronti dell’Italia, causate proprio dalla mancata aderenza, primariamente per ragioni legate alla caccia, ai dettati delle Direttive Comunitarie. Tali procedure, ove non seguite da una doverosa applicazione delle norme comunitarie da parte dell’Italia, possono costare allo Stato multe di milioni di Euro e rischiare di impedire all’UE di elargire miliardi di Euro in sostegni all’agricoltura nel nostro Paese.
Nel corso degli ultimi anni queste pressioni hanno raggiunto livelli gravissimi. Ciò nonostante, il personale dell’INFS ha mostrato una profonda dedizione all’importantissimo ruolo di supporto scientifico alla conservazione dell’ambiente, resistendo sia a tali pressioni indebite, sia ad una situazione lavorativa al limite del collasso.
Come se non bastasse si è giunti persino alla situazione, gravissima e paradossale, di membri del Consiglio Direttivo dell’Ente, la Sig.ra Viviana Beccalossi, rappresentante della Conferenza Stato-Regioni, ed il Sig. Sergio Berlato, rappresentante della Presidenza del Consiglio dei Ministri, i quali hanno ripetutamente denigrato l’operato dell’Ente e la dignità professionale dei dipendenti, giungendo la prima a tacciare pubblicamente i pareri espressi dall’Ente come “ideologici”.
A fronte di questa situazione drammatica, il personale dell’INFS riunito in assemblea, ha deciso di sottolineare come non si senta affatto rappresentato da un Consiglio Direttivo di Amministrazione che non è stato in grado di sollecitare tutte le possibili iniziative volte a costruire le convergenze politiche necessarie a risolvere la gravissima situazione finanziaria presente ed indicare una prospettiva futura per l’Ente.
In una realtà europea e globale sempre più proiettata verso lo sviluppo della ricerca, anche nel campo della conservazione della fauna e dell’ambiente, a fronte anche dell’impegno espresso nello stesso programma politico dell’attuale maggioranza, si chiede che il Governo italiano non rinunci al patrimonio di conoscenze, informazioni e professionalità che l’INFS può e desidera fortemente continuare ad offrire al Paese.
Come già preannunciato nei comunicati stampa diramati dalle OO.SS. (FLC-CGIL, FIR-CISL, UIL-PAUR, USI-RDB) in data 22.11.2006, il personale INFS denuncia l’impossibilità materiale dell’Ente di far fronte fin d’ora ai compiti istituzionali in materia – tra l’altro – di calendari venatori, conservazione e controllo della fauna, recepimento di deroghe comunitarie, accertamento del rischio di influenza aviaria.

Mi auguro che un organismo così importante non sia veramente costretto ad interrompere la propria attività! La cosa lascia pensare…

Italiani in Alto Adige: un po’ di storia

Nell’ultimo post scritto, ieri mi sono ritrovato questo commento scritto da Pippo & Saso:

«Ma scusate se vi dico una cosa interessante… perchè non ve ne tornate a casa vostra in Austria. Maledetto De Gasperi che vi ha concesso la rendita fissa…che dio vi maledica… VIVA L’ITALIA. Comunque invece di scrivere questo stupido blog, vai a lavorare e vai in Austria».

Pur sentendomi offeso per quanto scritto, ed in particolare per l’ultima frase, ho deciso di non cancellare il commento in questione a dimostrazione di quanta ignoranza ci sia ancora oggi sulla situazione altoatesina. E non è la prima volta che mi sento dire: «Ma come! Sei bolzanese quindi sei tedesco»…
Questo post quindi vuole fare un po’ di chiarezza sulla storia dell’Alto Adige dal 1919 ad oggi, soprattutto per far capire CHI SONO gli italiani che oggi vivono nel “Sudtirolo”.


STORIA DELL’ALTO ADIGE

Alla fine della prima guerra mondiale, nel 1919, l’Alto Adige viene attribuito all’Italia senza obbligo di tutela della minoranza tedesca. Il governo e il re Vittorio Emanuele si sono impegnati in questo senso, ma nel 1922 Mussolini fa revocare una serie di disposizioni speciali emanate a favore delle minoranze.
Nel 1923, con Tolomei, ha inizio un processo di italianizzazione dell’Alto Adige: uso esclusivo della lingua italiana negli uffici pubblici, chiusura di gran parte delle scuole tedesche e incentivi all’immigrazione da altre regioni italiane (tra cui i miei nonni e bisnonni!). Naturalmente questo incontra le opposizioni di alcuni gruppi che, tra l’altro, fondano scuole clandestine in lingua tedesca.

Nel 1935, la realizzazione della zona industriale di Bolzano è accompagnata da una massiccia immigrazione di lavoratori, con le loro famiglie, da altre zone d’Italia, in particolare dal Veneto (da cui il mio cognome ha infatti origine). A Bolzano vengono aperti gli stabilimenti Montecatini, Lancia, Magnesio e Acciaierie.
Nel frattempo in Germania acquista sempre maggior potere il nazismo di Hitler, che viene visto come un possibile liberatore dai sudtirolesi, ma nel 1938 Mussolini ottiene dal Führer rassicurazioni sull’intoccabilità del confine italiano. L’anno successivo ai sudtirolesi viene offerta un’opzione: restare nella propria terra, rinunciando alla propria identità culturale, oppure optare per la cittadinanza tedesca e lasciare per sempre l’Alto Adige.
Nel 1940 scoppia la seconda guerra mondiale, in cui l’Italia è alleata con la Germania di Hitler. Tre anni dopo, in seguito ad un armistizio, le truppe tedesche occupano la provincia di Bolzano e molti cittadini italiani che si oppongono al nazionalsocialismo vengono uccisi o deportati nei campi di concentramento.

Nel 1945 la guerra finalmente finisce; le truppe alleate entrano in Alto Adige costringendo al ritiro le truppe naziste. La popolazione di lingua tedesca forma un partito di raccolta, la SVP (Südtiroler Volkspartei, tutt’oggi primo partito dell’Alto Adige), ed auspica un ritorno del territorio all’Austria. Tuttavia il 5 settembre 1946 Alcide De Gasperi e l’allora ministro degli esteri austriaco, Karl Gruber, firmarono un accordo che confermava il Sudtirolo come territorio italiano e consentiva il rientro degli emigranti sudtirolesi che nel 1939 avessero scelto di trasferirsi in Austria.
Nel 1948 viene quindi istituito lo Statuto speciale, tuttora in vigore, con il quale si concedeva un’ ampia autonomia amministrativa alla Regione Trentino-Alto Adige: fu affermato il bilinguismo italiano/tedesco, furono istituite scuole in lingua tedesca, venne introdotta la toponomastica bilingue. Ma la popolazione tedesca non era ancora soddisfatta perché, a loro avviso, troppi italiani venivano qui in cerca di lavoro dalle zone più disagiate dell’Italia. Cosicché negli anni ’60 ci furono numerosi attentati dinamitardi a danno di strutture italiane, con conseguente opposizione delle Forze dell’Ordine tra cui ci sono stati diversi morti.
Tutto il resto è poi storia recente. Gli attentati sono andati avanti per quasi 30 anni; l’ultimo risale all’autunno del 1988! In un clima simile la convivenza è tutt’altro che facile. Non è raro l’utilizzo del termine “etnie” (cfr Wikipedia), a sottolineare la divisione tra i due gruppi linguistici, anche se qualche passo avanti verso l’intregrazione è stato fatto.

GLI ITALIANI IN ALTO ADIGE
La convivenza tra i due gruppi linguistici dell’Alto Adige viene oggi resa difficile anche dai disagi che la popolazione italiana deve affrontare. Lo Statuto di autonomia tutela la minoranza tedesca, spesso a scapito di quella italiana dato che la Provincia è di fatto in mano al partito della SVP. In particolare i problemi per gli italiani dell’Alto Adige, figli e nipoti dei molti emigranti, sono 3:

a) la necessità di possedere l’attestato di bilinguismo (italiano/tedesco) per l’accesso ai posti di lavoro pubblici; la lingua tedesca è più difficile da imparare a causa della costruzione piuttosto diversa della frase e dell’innumerevole quantità di vocaboli “ostici”. Senza contare che all’esame per ottenere l’attestato c’è chi è stato bocciato per non aver saputo descrivere le parti della mongolfiera (senza conoscerle nemmeno in italiano)…
b) la distribuzione delle ricchezze (e quindi, di fatto, del potere) sbilanciata nettamente a favore della popolazione tedesca; è naturale che sia così, proprio perché gli italiani dell’Alto Adige sono per lo più figli e nipoti di emigranti venuti in questa terra in cerca di lavoro, a differenza della popolazione tedesca che possedeva (e possiede tuttora) gran parte delle proprietà immobiliari e terriere.
c) il sistema proporzionale adottato come criterio per l’attribuzione dei posti di lavoro pubblici (sempre che si abbia l’attestato di bilinguismo di cui al punto A) e per le sovvenzioni provinciali. Faccio un esempio: se in un ufficio pubblico ci sono 10 posti di lavoro disponibili, 6 sono destinati a persone di madrelingua tedesca, 3 a persone di madrelingua italiana ed 1 ad una persona di madrelingua ladina. Questo sistema tiene conto del totale della popolazione del territorio, senza però calcolare che l’effettiva necessità di lavoro nei posti pubblici è della popolazione italiana (perché molti di madrelingua tedesca sono occupati nel settore agricolo o alberghiero… e non hanno certo bisogno di un posto pubblico).

Il tutto viene regolato dal censimento che obbliga ogni cittadino altoatesino a dichiarare la propria appartenenza ad un gruppo linguistico; le schede compilate sono conservate in un apposito ufficio del Tribunale di Bolzano a cui è necessario rivolgersi in particolare quando si deve partecipare ad un concorso pubblico.
Da notare che, pur di lavorare, non sono pochi quelli che si dichiarano appartenenti al gruppo linguistico tedesco rinunciando, seppur in minima parte, a difendere la propria identità culturale.

Con questo spero di aver fatto un po’ di chiarezza e spero che siano in molti quelli che, leggendo, conosceranno un po’ meglio questo pezzetto d’Italia che spesso viene attribuito, in modo del tutto errato, al territorio austriaco.

Ancora sul nucleare…

Brevissimo aggiornamento prima di andare a dormire (e sarebbe ora dato che domani mattina mi alzerò prestino per andare a scattare qualche foto) riprendendo il discorso sul nucleare; girando per i vari blog che seguo, ho visto che anche Beppe Grillo ne parla sul suo blog. La cosa che salta subito all’occhio sono le cifre relative ai costi dell’energia nucleare, superiori a quelli di qualsiasi altra fonte di energia. E non è Beppe Grillo a dirlo, ma gli studi di prestigiose università statunitensi ed anche uno studio della Bocconi di Milano…

Riporto pari pari: «Secondo il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti (DOE) il costo di 1 kWh di energia elettrica [prodotta da centrali nucleari, ndr] costa 6,13 cent/$, da gas 4,96 cent/$, da carbone 5,34 cent/$, da fonte eolica 5,05 cent/$. Risultati analoghi sono stati presentati da studi della Chicago University e del Massachusetts Institute of Technology».

Meditate gente, meditate…

EARTH DAY: google e le fonti rinnovabili

Oggi, 22 aprile, viene celebrata in tutto il mondo la giornata della Terra; una celebrazione che ricalca le orme di una grande manifestazione ambientalista che tenutasi 36 anni fa e dalla quale è nato l’Earth Day Network. Denominatore comune della giornata è lo sviluppo sostenibile, necessario per preservare l’ambiente e dare un futuro al nostro pianeta.

Tra i temi principali, naturalmente, si affronta quello delle fonti di energia rinnovabili, cioè quella che oggi è la più grande sfida per tutti i paesi industrializzati. E proprio a questo argomento si ispira anche il logotipo che, per l’occasione, è stato sostituito al classico logo del motore di ricerca Google; e cliccando sull’immagine, che fa riferimento nello specifico al solare ed all’eolico, si accede direttamente alla ricerca delle parole “Earth day”. Se volete saperne di più su questa giornata, quindi, non c’è che l’imbarazzo della scelta!

earthday06

Ottimismo scemato…

Penso che questo sarà l’ultimo post sul tema elezioni e politica. Ma non posso fare a meno di scrivere due parole nell’attesa dei risultati del voto. Beppe Grillo nel suo blog già questo pomeriggio dava per vittorioso Prodi, invitandolo a “pedalare” già da domani mattina per cambiare alcune delle pessime scelte del governo di centrodestra. Purtroppo, man mano che passavano le ore, quell’enorme divario annunciato dai primi exit polls è andato calando e il risultato non è ancora così chiaro.
Mi fa paura pensare ad altri 5 anni di Berlusconi. Torna la paura per il mio lavoro (che con il centrodestra rischia di diventare alquanto precario), torna la paura per una politica internazionale americanista… e la paura aumenta se penso a quali schifezze potrebbero fare in altri 5 anni di governo sul tema ambientale, tra centrali nucleari, ponti e quant’altro! E su questo aspetto spero che Prodi ed i suo alleati diano ascolto a Beppe Grillo che su questo tema è oramai una voce più che autorevole!

Beh… adesso ho QUASI sonno, vorrei dormire, ma non riesco a fare a meno di fare zapping tra “Matrix” e “Porta a Porta” in attesa di un risultato definitivo. Temo però che a questo punto vedremo il risultato solo domani mattina…

BOMBE ATOMICHE SULL’IRAN?!

Prima al telegiornale “Studio Aperto”, poi su Virgilio News… speravo di aver capito male durante la presentazione del servizio, ma pare che gli USA, tanto ammirati e stimati da Berlusconi (un motivo in più per non votarlo oggi), stiano valutando e preparando bombardamenti con armi nucleari sugli impianti iraniani dove si presume vengano costruite bombe atomiche.
Riporto pari pari da Virgilio News: «Lo scrive la rivista New Yorker, citando un ex responsabile di alto livello dei servizi segreti secondo il quale l’opzione nucleare provoca però divisioni fra i militari. Un consigliere del Pentagono afferma dal canto suo che per la Casa Bianca il solo modo di risolvere il problema è di cambiare la struttura di potere in Iran, e ciò vuol dire la guerra».

Senza ombra di dubbio il terrorismo (se di terrorismo si può parlare) è da combattere, ma non oso immaginare quali conseguenze una simile decisione potrebbe avere. Oltre al rischio immediato di contaminazione, assolutamente non indifferente, la paura più grossa è rispetto ad eventuali prese di posizione che potrebbero riguardare prima di tutto gli alleati europei degli USA…

Che dire… speriamo bene!!!

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