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bilinguismo

Italiani in Alto Adige: un po’ di storia

Nell’ultimo post scritto, ieri mi sono ritrovato questo commento scritto da Pippo & Saso:

«Ma scusate se vi dico una cosa interessante… perchè non ve ne tornate a casa vostra in Austria. Maledetto De Gasperi che vi ha concesso la rendita fissa…che dio vi maledica… VIVA L’ITALIA. Comunque invece di scrivere questo stupido blog, vai a lavorare e vai in Austria».

Pur sentendomi offeso per quanto scritto, ed in particolare per l’ultima frase, ho deciso di non cancellare il commento in questione a dimostrazione di quanta ignoranza ci sia ancora oggi sulla situazione altoatesina. E non è la prima volta che mi sento dire: «Ma come! Sei bolzanese quindi sei tedesco»…
Questo post quindi vuole fare un po’ di chiarezza sulla storia dell’Alto Adige dal 1919 ad oggi, soprattutto per far capire CHI SONO gli italiani che oggi vivono nel “Sudtirolo”.


STORIA DELL’ALTO ADIGE

Alla fine della prima guerra mondiale, nel 1919, l’Alto Adige viene attribuito all’Italia senza obbligo di tutela della minoranza tedesca. Il governo e il re Vittorio Emanuele si sono impegnati in questo senso, ma nel 1922 Mussolini fa revocare una serie di disposizioni speciali emanate a favore delle minoranze.
Nel 1923, con Tolomei, ha inizio un processo di italianizzazione dell’Alto Adige: uso esclusivo della lingua italiana negli uffici pubblici, chiusura di gran parte delle scuole tedesche e incentivi all’immigrazione da altre regioni italiane (tra cui i miei nonni e bisnonni!). Naturalmente questo incontra le opposizioni di alcuni gruppi che, tra l’altro, fondano scuole clandestine in lingua tedesca.

Nel 1935, la realizzazione della zona industriale di Bolzano è accompagnata da una massiccia immigrazione di lavoratori, con le loro famiglie, da altre zone d’Italia, in particolare dal Veneto (da cui il mio cognome ha infatti origine). A Bolzano vengono aperti gli stabilimenti Montecatini, Lancia, Magnesio e Acciaierie.
Nel frattempo in Germania acquista sempre maggior potere il nazismo di Hitler, che viene visto come un possibile liberatore dai sudtirolesi, ma nel 1938 Mussolini ottiene dal Führer rassicurazioni sull’intoccabilità del confine italiano. L’anno successivo ai sudtirolesi viene offerta un’opzione: restare nella propria terra, rinunciando alla propria identità culturale, oppure optare per la cittadinanza tedesca e lasciare per sempre l’Alto Adige.
Nel 1940 scoppia la seconda guerra mondiale, in cui l’Italia è alleata con la Germania di Hitler. Tre anni dopo, in seguito ad un armistizio, le truppe tedesche occupano la provincia di Bolzano e molti cittadini italiani che si oppongono al nazionalsocialismo vengono uccisi o deportati nei campi di concentramento.

Nel 1945 la guerra finalmente finisce; le truppe alleate entrano in Alto Adige costringendo al ritiro le truppe naziste. La popolazione di lingua tedesca forma un partito di raccolta, la SVP (Südtiroler Volkspartei, tutt’oggi primo partito dell’Alto Adige), ed auspica un ritorno del territorio all’Austria. Tuttavia il 5 settembre 1946 Alcide De Gasperi e l’allora ministro degli esteri austriaco, Karl Gruber, firmarono un accordo che confermava il Sudtirolo come territorio italiano e consentiva il rientro degli emigranti sudtirolesi che nel 1939 avessero scelto di trasferirsi in Austria.
Nel 1948 viene quindi istituito lo Statuto speciale, tuttora in vigore, con il quale si concedeva un’ ampia autonomia amministrativa alla Regione Trentino-Alto Adige: fu affermato il bilinguismo italiano/tedesco, furono istituite scuole in lingua tedesca, venne introdotta la toponomastica bilingue. Ma la popolazione tedesca non era ancora soddisfatta perché, a loro avviso, troppi italiani venivano qui in cerca di lavoro dalle zone più disagiate dell’Italia. Cosicché negli anni ’60 ci furono numerosi attentati dinamitardi a danno di strutture italiane, con conseguente opposizione delle Forze dell’Ordine tra cui ci sono stati diversi morti.
Tutto il resto è poi storia recente. Gli attentati sono andati avanti per quasi 30 anni; l’ultimo risale all’autunno del 1988! In un clima simile la convivenza è tutt’altro che facile. Non è raro l’utilizzo del termine “etnie” (cfr Wikipedia), a sottolineare la divisione tra i due gruppi linguistici, anche se qualche passo avanti verso l’intregrazione è stato fatto.

GLI ITALIANI IN ALTO ADIGE
La convivenza tra i due gruppi linguistici dell’Alto Adige viene oggi resa difficile anche dai disagi che la popolazione italiana deve affrontare. Lo Statuto di autonomia tutela la minoranza tedesca, spesso a scapito di quella italiana dato che la Provincia è di fatto in mano al partito della SVP. In particolare i problemi per gli italiani dell’Alto Adige, figli e nipoti dei molti emigranti, sono 3:

a) la necessità di possedere l’attestato di bilinguismo (italiano/tedesco) per l’accesso ai posti di lavoro pubblici; la lingua tedesca è più difficile da imparare a causa della costruzione piuttosto diversa della frase e dell’innumerevole quantità di vocaboli “ostici”. Senza contare che all’esame per ottenere l’attestato c’è chi è stato bocciato per non aver saputo descrivere le parti della mongolfiera (senza conoscerle nemmeno in italiano)…
b) la distribuzione delle ricchezze (e quindi, di fatto, del potere) sbilanciata nettamente a favore della popolazione tedesca; è naturale che sia così, proprio perché gli italiani dell’Alto Adige sono per lo più figli e nipoti di emigranti venuti in questa terra in cerca di lavoro, a differenza della popolazione tedesca che possedeva (e possiede tuttora) gran parte delle proprietà immobiliari e terriere.
c) il sistema proporzionale adottato come criterio per l’attribuzione dei posti di lavoro pubblici (sempre che si abbia l’attestato di bilinguismo di cui al punto A) e per le sovvenzioni provinciali. Faccio un esempio: se in un ufficio pubblico ci sono 10 posti di lavoro disponibili, 6 sono destinati a persone di madrelingua tedesca, 3 a persone di madrelingua italiana ed 1 ad una persona di madrelingua ladina. Questo sistema tiene conto del totale della popolazione del territorio, senza però calcolare che l’effettiva necessità di lavoro nei posti pubblici è della popolazione italiana (perché molti di madrelingua tedesca sono occupati nel settore agricolo o alberghiero… e non hanno certo bisogno di un posto pubblico).

Il tutto viene regolato dal censimento che obbliga ogni cittadino altoatesino a dichiarare la propria appartenenza ad un gruppo linguistico; le schede compilate sono conservate in un apposito ufficio del Tribunale di Bolzano a cui è necessario rivolgersi in particolare quando si deve partecipare ad un concorso pubblico.
Da notare che, pur di lavorare, non sono pochi quelli che si dichiarano appartenenti al gruppo linguistico tedesco rinunciando, seppur in minima parte, a difendere la propria identità culturale.

Con questo spero di aver fatto un po’ di chiarezza e spero che siano in molti quelli che, leggendo, conosceranno un po’ meglio questo pezzetto d’Italia che spesso viene attribuito, in modo del tutto errato, al territorio austriaco.

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