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postproduzione

Nuova postazione

E anche stavolta è passato parecchio tempo dall’ultimo post… sembra proprio che io non riesca a tenere più aggiornato il mio sito come un tempo. A mia discolpa devo anche dire che negli ultimi anni mi sono ridotto a postprodurre le foto su un Macbook con schermo da 15″ che non è propriamente il massimo. Ho notato infatti che, nonostante il tanto osannato monitor Retina, la qualità delle immagini ne resentiva moltissimo: utilizzando la risoluzione retina nativa, in Photoshop le immagini vengono aperte al 50% della loro dimensione ed ingrandendole al 200% (per avere quindi l’immagine alla dimensione effettiva usata da Anteprima o su web) l’immagine si sgrana e non rispecchia la realtà. Ho provato anche ad utilizzare Photoshop a bassa risoluzione, ma anche in questo modo non riuscivo a lavorare.

Nuova postazione computerDopo quasi 5 anni, quindi, finalmente mi sono deciso e qualche settimana fa ho predisposto una postazione di lavoro un po’ più decente. Il mio vecchio PC, con Spotify sempre in funzione e collegato all’impianto audio 5.1, funge da accompagnamento mentre lavoro; Photoshop & co. girano invece sempre sul Macbook, ma ora il tutto è collegato a monitor da 24″ (comprato a buon prezzo da mio cugino Davide che l’ha utilizzato per la sua attività professionale di fotografo) con anche mouse e tastiera che possono essere usati alternativamente su una o l’altra piattaforma con un semplice switch.

Devo dire che il cambiamento con un monitor serio è notevole; la prima cosa di cui mi sono reso conto è che le immagini postprodotte negli ultimi anni hanno una qualità parecchio scadente, soprattutto una volta ridotte per la pubblicazione online. Qualcuna mi toccherà anche rivederla, ma di certo ora sono molto più soddisfatto del risultato una volta salvata l’immagine definitiva e di qui in avanti non penso che mi capiterà più così spesso di osservare le foto al termine della postproduzione e di restare deluso da quanto realizzato.

Che sia #lavoltabuona, come scriveva qualcuno sui social?  :shy: 

Quando la postproduzione è eccessiva?

Ogni tanto mi sento in obbligo di tornare sull’argomento!
Su moltissimi forum di fotografia, spesso si vedono immagini di grande impatto, con sfondi uniformi ed il soggetto che vi si staglia con nitidezza impressionante. Molto sta nell’abilità del fotografo, non c’è dubbio, ma spesso mi chiedo quanto effettivamente sia stato realizzato in ripresa e quanto invece sapientemente elaborato con Photoshop.

Ho fatto una piccola e veloce prova con una delle mie immagini scattate negli anni passati e questo è il risultato che ho ottenuto.

Fotografia originale

Fotografia elaborata

Non c’è dubbio che la seconda ha un impatto decisamente diverso. Ci sono voluti poco più di 15-20 minuti al computer per ottenere un’immagine “pulita”.
Le operazioni da fare sono tutto sommato piuttosto semplici: prima un crop per ravvicinare il soggetto, poi ho duplicato il livello ed ho sfocato completamente l’immagine; a questo punto ho cancellato la parte sfuocata per far uscire dal livello di sfondo la cinciallegra e il ramo su cui è posata. Ho dato una sistemata ai colori (differenziando il bilanciamento del bianco per livelli) e poi ho unito il tutto.
Il risultato non è perfetto (sotto al ramo si nota un po’ di alone), ma per il tempo che ci ho messo non è nemmeno male.

Ora però mi chiedo: quante delle splendide foto che si vedono nei forum sono fatte in questo modo? E’ corretto inserire nei dati di scatto i tempi, il diaframma, l’obiettivo usato omettendo però l’utilizzo che si è fatto di Photoshop o simili? Nel caso possiamo ancora parlare di fotografia naturalistica? Possiamo ancora parlare di fotografia? :confused:

Etica della fotografia

Stimolato dal commento di WildT al post che precede questo, mi sono chiesto quale sia effettivamente il valore di una fotografia migliorata attraverso il digitale. Sono assolutamente contrario a togliere elementi di disturbo inseriti in fase di ripresa, quello sarebbe fotoritocco un po’ più pesante, ma effettivamente è poi così sbagliato modificare l’immagine? Ebbene… ho fatto una ricerca con Google con queste key: fotografia digitale etica postproduzione
Dalla ricerca, la prima pagina che ho trovato è un interessante articolo pubblicato su Nadir, a cura di Ezio Turus, che tratta proprio questo argomento. E ci sono alcuni punti di questo articolo che mi hanno fatto riflettere:

«Il mio intervento vuole essere invece un’analisi del mezzo fotografico rapportato alle esigenze dell’artista nel dare forma e colore alle proprie emozioni, positive o negative che siano. E’ il rapporto del fotografo con le sue emozioni che stimola in lui il desiderio dello scatto, creando un’immagine che sia in grado di trasmettere questo suo sentimento all’osservatore. […]
La vera “rivoluzione”, però, la troviamo nell’approccio creativo con il digitale: una volta che le mie immagini sono racchiuse dentro una manciata di bit, posso davvero modificare in qualunque modo il risultato finale. Anzi, posso addirittura pensare la mia immagine prima ancora d’averla scattata.
Cosa vuol dire questo? Vuol dire che cadono i limiti fisici della fotografia tradizionale; sono semplificati i problemi legati alla gestione del colore, sono finiti i tempi in cui i deleteri pelucchi intasavano i nostri negativi in camera oscura, possiamo pensare già a come potrà essere la nostra immagine senza “elementi indesiderati”, possiamo anche pensare a come potrebbe essere con, invece, l’inserimento di soggetti inesistenti».

Fin qui non sono d’accordo con l’autore dell’articolo, poiché parla appunto di eliminare elementi indesiderati e quant’altro. Sulle frasi successive, però, è bene prestare una particolare attenzione:

«Subentra subito un dubbio sull’etica che accompagna tutte queste possibilità. Mi limiterò qui a considerare unicamente interventi di tipo creativo, lasciando l’incombenza della discussione sull’etica in altri momenti e altre sedi. L’approccio creativo, invece, è di fondamentale importanza. Se parto dal principio che con la postproduzione digitale “nulla” è impossibile, cadono anche tutti i limiti che, giocoforza, siamo abituati ad imporci fotografando normalmente. […]
Sappiamo benissimo che la fotografia è la riproduzione bidimensionale di un soggetto tridimensionale; l’uso di un tipo d’obiettivo piuttosto di un altro determina un sostanziale mutamento del risultato in termini di prospettiva e l’uso di un tipo di luce piuttosto che un altro determina un mutamento della percezione dei colori e delle superfici. Solamente il nostro cervello, abituato a ragionare in tre dimensioni, riesce a “ricostruire” le distanze e le proporzioni da una fotografia».

Quest’ultima frase è proprio quello che mi faceva notare WildT nel suo commento. Ma il punto è:

«Se è vero che fotografiamo tutto quello che ci emoziona e cerchiamo di mettere le nostre emozioni nelle immagini, è perfettamente logico considerare “emozioni” tutte le sensazioni generate da ciò che circonda la nostra mente; reali o virtuali che siano».

Cavolo… è verissimo anche questo!
Penso proprio che dovrò riflettere parecchio sulla questione. Anche perché comunque, come ho detto nel post precedente, la rappresentazione della realtà nella sua forma naturale, nel tipo di immagini che scatto, è forse più importante della sola questione estetica. O no? :scratch:

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