Forse non tutti sanno che le libellule vivono gran parte della loro vita in acqua. Nella loro forma adulta soccombono ai primi freddi, ma larve e ninfe vivono da uno a 5 anni sul fondo degli stagni.
La loro posizione nella catena alimentare mi ha sempre affascinato: durante la prima parte della propria esistenza si nutrono di altri organismi acquatici tra cui anche girini e piccoli pesci. Ma dal momento in cui escono dall’acqua i ruoli si invertono: libellule appena sfarfallate, femmine in deposizione o semplicemente esemplari che si posano a pelo d’acqua diventano facili prede di rane e pesci.

Ho fotografato varie specie di libellule e damigelle (ben poche comunque se consideriamo le oltre 90 specie censite sul territorio italiano), ma non avevo ancora mai avuto l’occasione di osservare in prima persona la metamorfosi dalla vita acquatica a quella terrestre. Ci sono andato vicino un paio di anni fa quando, con gli amici della Manifattura Fotografica, abbiamo atteso invano l’esuviazione di una libellula quadrimaculata; in quell’occasione la magia non è volta al termine e non c’erano altri esemplari da osservare. Ma a differenza di quel giorno, lo scorso sabato le cose sono andate in maniera completamente diversa.

La sveglia è suonata alle 5.15 ed alle 6.00 (in realtà alle 6.10 causa mio ritardo) mi sono trovato con Anita per partire alla volta di San Genesio Atesino. L’idea era di fotografare libellule ed altri insetti, ma la giornata è andata ben oltre alle mie aspettative. Appena giunti in loco abbiamo avuto i primi segnali di quella che si è rivelata una mattinata emozionante. Sull’abbondante vegetazione che circonda lo stagno, composta per lo più da equiseti, molte erano le exuvie vuote; ma guardando bene tra le giovani foglie abbiamo notato che proprio in quell’istante alcune ninfe stavano faticosamente arrampicandosi sugli steli. Ben presto abbiamo individuato quasi una ventina di neanidi pronte per la loro ultima metamorfosi!
Anita aveva già assistito a questo momento speciale, quindi conosceva già i vari passaggi che portano le libellule a sfarfallare. L’intero processo dura alcune ore, quindi chi volesse assistervi ha tutto il tempo per ammirare e gustarsi questa sorta di magia.

La prima e delicata fase è quella dell’abbandono del mondo acquatico: la ninfa esce dall’elemento liquido che l’ha ospitata fino a quel momento e faticosamente raggiunge la sommità della vegetazione dove si aggrapperà per poi iniziare il vero e proprio processo di esuviazione.

Ninfa di libellula quadrimaculataExuviazione di Libellula quadrimaculata
Nella foto a sinistra si vede come la ninfa sia molto bagnata; proprio per questo motivo prima di assistere alla rottura dell’exuvia occorre attendere parecchio tempo. L’involucro esterno si secca, si irrigidisce e la libellula può finalmente iniziare ad uscire: la parte superiore dell’exuvia si rompe ed inizia ad emergere prima la schiena della libellula e poi la testa (foto a destra).
A questo punto il processo diventa inarrestabile, benché non sempre venga portato a compimento con successo come vedremo in seguito.

Exuviazione di Libellula quadrimaculataExuviazione di Libellula quadrimaculata
Piano piano quasi tutto il corpo della libellula emerge ed a questo punto la “neonata” rimane per diverso tempo appesa a testa all’ingiù preparandosi all’ultimo grande sforzo. Con una sorta di “colpo di reni”, la libellula si gira portandosi in posizione verticale aggrappandosi all’exuvia che ormai è solo un guscio vuoto.
E siamo quindi alla parte più delicata, quella che decreterà se l’animale potrà prendere il volo o se sarà destinato a diventare cibo per i suoi naturali predatori.

Exuviazione di Libellula quadrimaculataLa libellula, messasi in posizione verticale, inizia a pompare nelle ali un liquido (detto emolinfa) che permette il completo dispiegamento delle stesse. Ma non tutti gli esemplari riescono a portare a compimento il processo. In base ad alcune ricerche che ho fatto in questi giorni sul web, ho scoperto che il dispiegamento delle ali inizia solo quando l’animale è uscito completamente e si è raddrizzato (come l’esemplare della foto a fianco) per evitare possibili malformazioni.

Tra i vari esemplari che abbiamo osservato, uno ha avuto delle difficoltà nell’estrarre le zampe posteriori dall’exuvia che inizialmente sembravano incastrate ed una delle due sembrava quasi si fosse distorta. Forse anche a causa di questo inconveniente l’emolinfa, anziché scorrere nelle venature delle ali, ha formato una sorta di sacca di liquido lungo l’addome con il conseguente  mancato dispiegamento delle ali. In casi come questo il destino dell’animale è purtroppo segnato…

Se invece tutto procede senza intoppi, la libellula è ormai giunta al termine della metamorfosi. Metamorfosi che è in questo caso l’ultima e definitiva, preceduta però da diverse mutazioni (fino a 15!) che avvengono invece durante la vita acquatica.
L’aria ed il sole asciugano le ali, la struttura delle stesse si irrigidisce e la libellula è pronta per il suo primo volo.

Gli esemplari ritratti in queste immagini (salvo rettifica da parte di chi è più esperto del sottoscritto) dovrebbero essere tutti libellula quadrimaculata.
Tra i vari aspetti che abbiamo potuto notare nel corso della metamorfosi, c’è anche l’iniziale mancanza delle classiche macchie scure all’altezza del nodulo e dello pterostigma (nome scientifico che viene dato ad alcune porzioni delle ali di varie tipologie di insetti) che danno proprio il nome a questa specie. Lo si vede bene nella foto a lato dove le ali risultano essere quasi completamente trasparenti.
Solo quando la libellula è pronta al volo compaiono le macchie sulle ali che sono invece visibili, anche se non ancora ben definite, nell’esemplare della foto sottostante, ritratto proprio pochi istanti prima di involarsi per la prima volta.

Libellula quadrimaculata