I fiumi, così spesso modificati dalla mano dell’uomo nel loro naturale corso, negli ultimi anni sono stati spesso al centro delle cronache: fiumi cementificati, fiumi coperti che scorrono sotto le città e che ogni tanto non mancano di ricordare a noi uomini come la Natura sia in grado di riprendersi ciò che le è stato tolto. Quando si parla del fiume, in Italia, non si può non pensare ai tragici eventi degli ultimi anni avvenuti in particolare a Genova nel 2011 e nel 2014, dove l’esondazione del Bisagno ha provocato alcune vittime ed ingenti danni.
Ma se il fiume lo rispetti e lo guardi con occhi diversi, ti accorgi che esso è fonte di vita e non una semplice risorsa da sfruttare.

Hesse Fiume

Foto by Anita Stizzoli

Foto by Anita Stizzoli

In passato ho provato alcune volte a frequentare le rive del Passirio in cerca di qualche scatto, ma solo dallo scorso  2014, in compagnia di Anita, mi ci sto dedicando con una certa costanza. La scorsa primavera abbiamo fatto una prima uscita insieme muniti di teli mimetici; poi, anche in momenti alterni, entrambi ci siamo recati sul posto per cercare di catturare momenti della vita degli abitanti del fiume con l’obiettivo della fotocamera.

Uno dei miei obiettivi principali è stato sempre il merlo acquaiolo (Cinclus cinclus) perché trovo sia un animale dalle molte caratteristiche interessanti. A partire da quel suo continuo buffo molleggiare mentre se ne sta in piedi sopra ai sassi, ma soprattutto per la sua abilità nel muoversi nelle acque tortuose dei torrenti in cerca di cibo ed il suo nidificare al di sotto dei salti d’acqua.
Ma osservando con occhi attenti i movimenti intorno a noi, le osservazioni non si sono limitate al merlo: airone cinerino, marzaiola, germano reale, moretta, piro piro piccolo, piro piro culbianco, occhiocotto, martin pescatore, capinera, cincia bigia, cinciarella, cinciallegra, rondine, ballerina bianca, ballerina gialla, luì piccolo, luì grosso, fringuello, tordo bottaccio, colombaccio, pigliamosche, migliarino di palude, cardellino, verzellino, lucherino, scricciolo sono le specie che ci hanno accompagnato nelle varie uscite.

E’ facile sentire e vedere il merlo acquaiolo lungo il fiume; lo si può osservare anche nel tratto che attraversa il pieno centro cittadino. Meno facile è invece avvicinarsi a sufficienza per riuscire a ritrarlo in modo soddisfacente. O per osservare maschio e femmina mentre si danno il cambio nel portare cibo al nido senza che questo arrechi loro disturbo. In questo senso l’utilizzo dei teli mimetici si è rivelato fondamentale.

Ad inizio primavera mi arriva un messaggio di Anita su WhatsApp che mi comunica di aver individuato il nido del merlo acquaiolo: si trova in un punto del fiume molto frequentato dalle famiglie, che in questa zona hanno realizzato strutture ricreative di vario genere (lecite?) al centro del fiume, raggiungibili attraversando il fiume stesso proprio dal punto in cui si trova il nido. Il pericolo di creare disturbo, rispetto al continuo passaggio di persone soprattutto nel fine settimana, era minimo ed infatti abbiamo potuto seguire la covata fino al momento in cui i pulli sono usciti dal nido, sempre con il massimo rispetto per gli animali.

Trascorrere ore seduto sui sassi del Passirio a contemplarne le sponde, celato sotto ad una sorta di lenzuolo che si confonde con l’ambiente, anche se a molti può apparire bizzarra, si è rivelata finora una bella esperienza. A partire dall’osservazione di come le condizioni meteo o l’orario influiscano sull’attività animale. Molto movimento si ha infatti nelle primissime ore del mattino, durante le quali c’è una frenetica attività delle ballerine gialle (Motacilla cinerea) che con il passare delle ore abbandonano la zona per lasciare spazio alle ballerine bianche (Motacilla alba).
Il merlo acquaiolo è attivo tutto il giorno, ma nelle ore centrali della giornata tende a stare più tempo lontano dal nido, per concentrare invece le imbeccate nelle prime ore del mattino ed in quelle prossime al tramonto. Anche i piro piro si sono fatti vedere più spesso nelle prime ore del mattino, per poi nascondersi tra la vegetazione ripariale fino al tardo pomeriggio.
Nei giorni in cui le condizioni meteo non erano ottimali, invece, gli animali si sono dimostrati più confidenti, forse a causa del ridotto disturbo proveniente dalle attività di “balneazione”.

Ma torniamo  al “nostro” merlo acquaiolo con una piccola cronistoria della nidificazione, senza svelare nel dettaglio dove si trovava il nido…

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All’imbocco del nido con un rametto nel becco

Il 29 marzo io e Anita ci troviamo di buon’ora e scendiamo al fiume, nei pressi del campo sportivo di Scena, dove entrambi i membri della coppia si danno un gran da fare, alternandosi nei viaggi verso il nido. A volte portano dei rametti, ma spesso si vede anche solo uno dei due soggetti che arriva con una copiosa imbeccata infilandosi poi all’interno del nido. Con buona probabilità è in atto la cova…

Il fiume in questo periodo è particolarmente povero d’acqua; sui monti in cima alla valle (Passiria, ndr) i depositi nevosi quest’anno sono scarsi. A differenza del resto d’Italia, in Alto Adige è nevicato molto poco durante l’inverno e quindi l’attività dei due merli acquaioli è per noi facilmente osservabile e documentabile.

E’ il 4 aprile ed il meteo non è dei migliori, ma approfittiamo di quella che pensiamo essere una giornata tranquilla per osservare meglio l’attività della coppia. Ci mettiamo nel solito posto con i nostri teli indosso e dopo pochi minuti il merlo si fa vedere con la sua consueta copiosa imbeccata di insetti acquatici nel becco. A questo punto forse le uova sono già schiuse; la cova del merlo acquaiolo dura infatti circa 15 giorni.

Purtroppo ben presto l’appostamento viene reso vano dal continuo viavai di due uomini che, con tanto di carriole colme di terra, continuano ad attraversare quel tratto di fiume. Non ci resta quindi che spostarci per tentare altre osservazioni…

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Nei pressi del nido con l’imbeccata pronta…

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Quadretto famigliare del merlo acquaiolo

Appena 12 giorni dopo, il 16 aprile, arriva la conferma… i pulli sono già belli cresciuti ed hanno quasi le dimensioni dei genitori. Si intravedono solo per brevi istanti poiché la portata del fiume è leggermente aumentata negli ultimi giorni e l’ingresso del nido è celato dal salto d’acqua.
E’ un venerdì pomeriggio e questa volta sono da solo; Anita è stata lì qualche giorno prima e mi ha informato di averli sentiti pigolare.
Il giorno dopo io non ho tempo, mentre Anita è nuovamente al fiume… i pulli sono usciti dal nido e per la prima volta si tuffano in acqua!
Sono due. Il merlo acquaiolo depone da 4 a 6 uova, quindi probabilmente solo la metà si è schiusa. 
Passa ancora qualche giorno… siamo al 20 aprile. I piccoli sono oramai autonomi nello spostarsi tra le rocce del fiume e a tratti si tuffano come i genitori in cerca di cibo. Uno dei due pulli sembra decisamente più paffutello ed autonomo, mentre l’altro è più gracilino e attende ancora l’imbeccata da parte dei genitori.
A questo punto comunque non dovrebbe mancare molto prima che abbandonino il nido… la letteratura indica infatti che i piccoli sono “pronti” dopo appena 3-4 settimane.La mia attenzione in questo giorno però è attratta maggiormente da un piro piro piccolo che per oltre mezz’ora si aggira intorno alla mia postazione di osservazione.

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Uno dei due pulli “molleggia” sui sassi del fiume

Finora mi sono divertito e, fotograficamente parlando, tolto alcune soddisfazioni che negli anni passati avevo spesso mancato. Ma l’avventura al fiume è tutt’altro che finita; molte occasioni potranno presentarsi per osservare e fotografare specie diverse, nonché per immortalare quelle qui citate in immagini più dinamiche ed accattivanti.

Vi lascio per il momento con una piccola carrellata di scatti realizzati durante queste uscite fotografiche. Immagini che naturalmente troverete anche nella galleria “Avifauna”.

Ballerina bianca (Motacilla alba)

Moretta (Aythya fuligula)

Merlo acquaiolo (Cinclus cinclus)

Pullo di merlo acquaiolo

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